Quando Giorgio Squinzi dice «È assolutamente più importante intervenire sulle tasse sul lavoro piuttosto che sulla casa» fa ciò che i presidenti di Confindustria fanno sempre quando coperta è tempo si stringono: un lobbying culminato nell’incontro con Enrico Letta. Tutto lecito, a condizione che il leader degli industriali non parli di interesse generale e non cerchi di dimostrare l’indimostrabile. Altrimenti scivola in una guerra di classe - tra poveri, però - alla quale è già approdata Susanna Camusso della Cgil che considera l’Imu quasi un’imposta sui ricchi, dunque equa. I calcoli di Squinzi dicono che il cuneo fiscale italiano (differenza tra stipendio lordo e netto) è del 53,5 per cento per un single, il più salato dietro il Belgio. Invece le imposte sulla casa hanno pesato nel 2012 per l’1,7 per cento del Pil, più del doppio rispetto al 2009. Quanto al totale di gabelle sulle abitazioni, fatto pari a 100 chi paga di più (la Gran Bretagna) saremmo a 51,3, terzi dietro anche alla Francia. La stessa fonte - il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria - ha poco fa prodotto una graduatoria diversa, con l’Italia seconda con 80,9 dietro al 100 della Francia. Sia come sia l’Italia ha una tassazione sulla casa più che tripla rispetto alla Germania in rapporto al Pil, e quadrupla in valori assoluti. Adottando il metodo Squinzi, dovremmo dire che il cuneo fiscale sugli stipendi è invece di poco superiore rispetto ai tedeschi: il 53,5 per cento contro il 49,8. La Confindustria però non adotta i criteri Ocse, inserendo nel costo del lavoro anche l’Irap (giusto), l’Inail (un’assicurazione) ed il Tfr, che è una retribuzione differita. Senza queste voci siamo sesti in Europa dietro Belgio, Germania, Francia, Ungheria ed Austria. Se si fanno paragoni è bene dirla tutta. Con questo, il cuneo va ridotto. Ma non si capisce perché Confindustria e Cgil, sempre più spesso unite nella lotta, premano perché la riduzione avvenga a spese del taglio dell’Imu. Che senso ha? Come ampiamente dimostrato, sono le fasce a più basso reddito a pagare più Imu, in percentuale e in quantità. E tra queste fasce ci sono moltissimi dipendenti. Moltissimi, ma non solo: proprietari di casa sono anche artigiani, professionisti, lavoratori in proprio, pensionati, disoccupati. Solo che non hanno né una grande confederazione sindacale né una grande associazione padronale che li rappresenti, che sieda ai tavoli concertativi, che faccia lobbying. Ma il problema non è solo questo. Squinzi sa benissimo che la torta è piccola ed il governo deve decidere in fretta priorità e coperture. L’Eurogruppo lo ha chiesto di nuovo ieri. Dunque partecipa alla bagarre per contendersi le briciole. A noi risulta che il ministro Fabrizio Saccomanni cerchi altrove le risorse, ma forse teme che il governo riprenda in mano la pratica avviata da Giulio Tremonti e poi da Mario Monti sulle agevolazioni fiscali concesse alle aziende. Si tratta di 36 miliardi l’anno che l’economista Francesco Giavazzi, su incarico di Monti, aveva suggerito di tagliare laddove si dimostrino improduttive, destinando il resto proprio alla riduzione del cuneo tra stipendi lordi e netti. Su questo fronte, magari, dovrebbe battersi Squinzi, visto che parte delle agevolazioni pubbliche, pagate da tutti noi, vanno ad aziende inefficienti e settori decotti. Ciò che tutti chiedono all’industria italiana è di essere competitiva e innovativa: cercare le risorse all’interno del circuito governo-aziende, orientando meglio gli sconti, renderebbe quel circuito più virtuoso. Anche tagliare le tasse per mantenere la pace sindacale può essere una via, ma a condizione che si aumenti la produttività (come in Germania). Senza dimenticare che tra i soldi da trovare ci sono anche quelli per la cassa integrazione. Scatenare una guerra tra casa e lavoro è invece solo un inutile e dannoso esercizio.
La Confindustria non inizi la guerra tra casa e lavoro
di MarloweQuando Giorgio Squinzi dice «È assolutamente più importante intervenire sulle tasse sul lavoro piuttosto che sulla casa» fa ciò che i presidenti di Confindustria fanno sempre quando...