Politica

Il Pd ancora diviso sul nuovo segretario

Una task force cercherà di trovare un nome in grado di ricompattare le correnti

Ancora 48 ore per trovare una soluzione che eviti l’ennesima spaccatura all’interno del Pd. Il traguardo è l’Assemblea nazionale di sabato ma al momento, per seguire la metafora ciclistica, il gruppo vaga in ordine sparso. Pier Luigi Bersani sta provando in tutti i modi a ricompattare le varie correnti attorno ad un nome e ad un percorso il più possibile lineare. Ma l’impresa appare impossibile. Ieri mattina l’ex segretario ha incontrato il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Lasciando il Nazareno il «rottamatore» ha assicurato di non aver posto alcun «veto»: «Non sono io che faccio problemi anche in relazione al rapporto che ho con Letta, io non voglio mettermi di traverso ma dare una mano». In realtà, a quanto si apprende, Renzi avrebbe bocciato le ipotesi Guglielmo Epifani e Anna Finocchiaro (circolata nelle ultime ore ndr ). Più possibilista si sarebbe mostrato su Gianni Cuperlo che però non entusiasma altre anime democratiche. E proprio questo rincorrersi di veti incrociati starebbe facendo salire le quotazioni del capogruppo alla Camera Roberto Speranza che, in assenza di un accordo su «nomi di peso», potrebbe rappresentare l’unica alternativa possibile. Dopotutto sono in molti a insistere sulla necessità di evitare «formule pasticciate» e «sanguinose conte» arrivando, già sabato, all’elezione di un segretario pro-tempore che sia l’espressione di una «scelta politica». Toccherà poi a lui guidare il partito verso il congresso che, a questo punto, potrebbe essere anticipato a prima delle vacanze estive (magari a luglio come ipotizzato da Cuperlo). Così, dopo una giornata passata a cercare una mediazione, ieri sera Bersani si è presentato al coordinamento del partito e, dopo aver escluso in maniera netta la possibilità che sia lui a gestire «l’interregno», ha rinunciato ad esprimere un nome (non terrà nemmeno la relazione sabato) e ha indicato due metodi per scegliere chi dovrà prendere le redini del Pd: o una raccolta di firme sulle candidature o 3-4 «sondatori» che arrivino entro l’Assemblea ad una proposta condivisa. «Siamo in una situazione molto delicata - ha sottolineato l’ex leader - e ci vuole senso di responsabilità. L’Assemblea deve avere come temi i compiti del Pd davanti a un governo nuovo ed i tempi del congresso da fare prima che si può, senza indugi». «Il prossimo congresso - ha aggiunto - deve essere vero, serio, in cui discutere del nostro partito. Non possiamo sprecare questa occasione». A questo punto si è aperta la discussione e, alla fine, ha prevalso la seconda ipotesi indicata da Bersani. Una task-force lavorerà nelle prossime ore «per raccogliere elementi e presentare una proposta all’assemblea». La scelta è caduta sui vicepresidenti dell’Assemblea Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, sui capigruppo Luigi Zanda e Speranza, sul coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola, e sull’eurodeputato David Sassoli. Ma la difficoltà di trovare una soluzione condivisa sul segretario è quasi nulla rispetto alle spaccature che si registrano sulle possibili modifiche dello statuto. A dividere i Democratici è soprattutto la correzione delle norma che fa coincidere la figura del leader con quella del candidato premier. Norma già modificata eccezionalmente per permettere a Renzi di correre alle primarie. Per Giuseppe Fioroni è necessario che «la norma transitoria diventi ordinaria». Di altro avviso Rosy Bindi: «Cambiare quella norma significa avere un’altra idea di partito». E se Enrico Morando invita ad evitare la discussione in Assemblea, anche Ivan Scalfarotto si schiera dalla parte dei contrari: «Il nostro partito ha sempre eletto i suoi vertici con le primarie e dare oggi segnali di chiusura non sarebbe saggio». «Mi auguro - sottolinea Enrico Gasbarra - che l’Assemblea comunque trovi una soluzione e che si vada presto ad congresso aperto e rigenerativo, anche perché le federazioni sono senza riferimenti e la solitudine per i territori che vanno al voto non aiutano alle vittorie. Mi sono imposto il silenzio fino alle elezioni amministrative e intendo rispettare questo impegno, anche perché il dibattito nel Pd è veramente fragile». Sullo sfondo resta il nodo dei tempi del congresso. Anticipare sarebbe per una parte del Pd la medicina necessaria per ridare vita al partito. Non solo. C’è chi brandisce l’arma dell’accelerazione per ottenere garanzie di un nome condiviso e di una gestione unitaria della fase congressuale. Ma c’è un fronte contrario per principio. Si temono i contraccolpi sulla tenuta del governo come accadde ai tempi di Prodi quando fu eletto segretario Veltroni.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.