Politica

Il Cavaliere prepara l’offensiva. Nessuno sconto al governo

La linea dettata ai suoi è di mantenere separate le sue vicende giudiziarie dalle sorti dell’esecutivo

«Un accanimento disgustoso», «Continua la persecuzione giudiziaria». Il Pdl insorge con una sola voce contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Pochi minuti dopo la lettura della condanna, le dichiarazioni dei parlamentari azzurri inondano le aenzie di stampa. Berlusconi è rimasto chiuso a Palazzo Grazioli per tutto il pomeriggio insieme allo stato maggiore del partito. Ed è lì che ha appreso della sentenza. La reazione è stata di rabbia per quella che più volte, anche in pubblico, ha definito una vera e propria persecuzione politico-giudiziaria. Ma, al momento, la linea dettata da Berlusconi ai suoi è di mantenere ben separate le sue vicende giudiziarie dalle sorti del governo Letta: nessuna ripercussione, è il diktat che esce da Palazzo Grazioli, se il governo avrà problemi sarà nel merito dei provvedimenti. Anche se, già nel vertice all'ora di pranzo, l'ex premier aveva avvertito ministri e big di via dell'Umiltà che d'ora in avanti il registro sarà diverso: non faremo sconti. Poi, certo, il partito si divide tra «falchi» e «colombe»: i primi - come Daniela Santanchè - si spingono oltre e minacciano ricadute sull'esecutivo. I secondi, invece, si attengono ai dettami e si limitano ad alzare il tiro sui giudici. Nonostante Berlusconi continuasse in pubblico a dirsi certo della assoluzione in appello, la conferma della sentenza di primo grado - compresa l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni - non arriva come una doccia gelata. Certo, l'ex premier non aveva nascosto con i suoi fedelissimi, nelle ultime settimane, l'auspicio e la speranza che il senso di responsabilità dimostrato dal giorno del risultato elettorale potesse produrre un «effetto positivo» sulle sue vicende giudiziarie. Quella «pacificazione» giudiziaria di cui aveva parlato Brunetta in aula il giorno della fiducia a Letta. La stessa in qualche modo lasciata intendere nei suoi ragionamenti con il Capo dello Stato in occasione delle consultazioni. E non è escluso che l'ex premier con alcuni interlocutori non torni a perorare la causa. Ma, anche dopo l'ultimo briefing di ieri con i suoi legali, l'ex premier non si era fatto molte illusioni: mi condanneranno. Del resto, viene ricordato, che Berlusconi ritenga la procura e il Tribunale di Milano un «luogo ostile» non è un mistero. Così come non è un mistero il fatto che il Cavaliere nutra la profonda convinzione che una parte della magistratura politicizzata, in combutta con la sinistra, sia disposta a tutto per eliminarlo dalla scena politica e, è il convincimento, non si fermeranno davanti a nulla, nemmeno all'interesse supremo del Paese che ora ha urgente bisogno - è il ragionamento del Cavaliere - di un clima di pacificazione politica. Ora, come spesso ha affermato, Berlusconi confida nella Cassazione, «c'è un giudice a Berlino», ha più volte detto. E forse uno spiraglio si è aperto con l'elezione di Giorgio Santacroce nuovo primo presidente della Suprema Corte. Con i vertici pidiellini e i ministri, Berlusconi aveva già messo le mani avanti: confermeranno la sentenza di primo grado. E questa volta non lesinate commenti. L'ordine di scuderia - come non avveniva da giorni - è di aprire il fuoco e sparare contro i magistrati: non un esponente del Pdl mancherà all'appello. Ma, al momento, sebbene l'umore dell'ex premier sia nero, Berlusconi ha ribadito la necessità di non mettere in discussione la tenuta del governo Letta. Certo, d'ora in avanti le cose dovranno cambiare, ha spiegato ai vertici del partito. E proprio con i ministri si è concentrato sul programma dell'esecutivo: dovete mantenere alta la guardia, non farvi sfuggire nulla. Il timore, viene spiegato, è che il Pd tenti imboscate sui provvedimenti cari al Pdl o, peggio, su questioni delicate per il Cavaliere. Dovete essere vigili, ha spronato l'ex premier, tenere il punto sui nostri temi (Imu, fisco, Iva in primis) e soprattutto, è stato l'imperativo, non lasciare campo libero alla sinistra. Stesso registro nella riunione che, nel tardo pomeriggio, si è svolta a via dell'Umiltà. Insomma, la linea vira sul rosso: un warning che il Cavaliere manda alla volta di Palazzo Chigi. Si cambia registro: se, è il messaggio, Letta non mantiene i patti e il Pd continua a non rispettare gli impegni assunti, il Pdl ne trarrà le dovute conseguenze e nulla sarà più garantito. Tradotto, Letta non può dare nulla per scontato. Il banco di prova saranno i primi provvedimenti in campo economico, ma anche l'atteggiamento del Pd sulle riforme. Intanto in coro, dai capigruppo di Camera e Senato, Brunetta e Schifani, ai parlamentari, arringano contro la magistratura: «Continua la persecuzione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi, leader politico che ha il consenso di dieci milioni di elettori».

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