L’occasione è la presentazione del Quarto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo. Il luogo la Sala Marconi di Radio Vaticana. Il tempo è quello del Governo Letta e delle prossime agguerrite amministrative della Capitale. L’uomo è Carlo Costalli, Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, che esordisce senza freni: «Partiamo da Roma con i nostri valori, per costruire una nuova stagione costituente e per rinnovare l’Italia. Questo il nostro slogan per le amministrative e da questo nasce l’accordo con Alemanno». Del resto il partito democratico con la scelta di Marino non vi lasciava altre possibili soluzioni. «Di certo un candidato come Marino che è agli antipodi dei nostri valori ha accentuato la nostra scelta, ma soprattutto ci ha spinto ad esporci in maniera prepotente per difendere i nostri valori». Un’azione che sarà sostenuta dai vostri iscritti? «Abbiamo candidato un consigliere comunale, Giancarlo Moretti, nella lista civica a sostegno di Alemanno e sono certo che non saranno soltanto i nostri oltre seimila iscritti a sostenerlo, ma tutti quelli che sono ancorati ai valori che noi difendiamo da anni». Un vero e proprio test elettorale? «E non è l’unico, le amministrative sono un terreno fertile per poter essere incisivi e dare il nostro contributo. A Siena abbiamo addirittura un candidato sindaco sostenuto da una lista civica, ma sono tantissime le persone e i visi che si sono messi in gioco un po’ in tutta Italia». Prove per un partito? «È un parolone. Sicuramente esiste un’operazione politica che va ben oltre le candidature. Insomma, ci abbiamo messo la faccia». Sostenere Alemanno significa adesione al suo operato? «Siamo sostanzialmente contenti di come è stata amministrata la città negli ultimi cinque anni, ma siamo abbastanza sicuri che questa prima legislatura sia stata un po’ di rodaggio. È necessario riconfermare Alemanno per completare l’opera di risanamento del comune e di rinascita della città». Insomma, dopo la fine di Todi si riparte da qui? «Due anni fa avevamo iniziato un’azione di pressing nei confronti delle forze politiche a noi vicine, che poneva le nostre organizzazioni fuori dagli schemi politici, ma che ci permetteva di offrire un nostro contributo. Purtroppo le cose non sono andate come ci aspettavamo. Da qui alle prossime elezioni passeranno probabilmente un paio d’anni ed è un tempo che noi dobbiamo sfruttare per crescere e scegliere quale strada intraprendere». La decisione di inserire vostri nomi nelle liste delle amministrative, preclude un’ipotetica Todi3 o Camaldoli che sia? «Assolutamente no, un nuovo incontro ci sarà che sia Camaldoli o meno. Di sicuro ci risiederemo attorno a un tavolo per poter riflettere sulle scelte del futuro». Intanto c’è il Governo Letta. Contenti? «Siamo soddisfatti, è sicuramente un esecutivo vicino ai nostri valori, nel quale ci sono interlocutori per noi naturali». Le prime riforma da fare? «Credo fortemente che ci sia bisogno di una nuova stagione costituente. Bisogna avere coraggio e riscrivere la carta costituzionale anche completamente. Ogni cosa ha il suo tempo e lo Stato va riorganizzato senza paura». Ma gli elettori chiedono altre priorità? «Certamente è necessario avviare riforme strutturali che diano respiro all’economia e non c’è dubbio che vada rimessa mano alla legge Fornero, siamo in tempi di crisi ed è necessario aprire le maglie del lavoro e non costringere le aziende ad allontanare i propri collaboratori. Detto questo, penso che si possano fare più azioni contemporaneamente e che se è vero che la riforma costituzionale non è un tema da campagna elettorale, è altrettanto vero che l’ammodernamento dello Stato è funzionale a qualunque azione di Governo. Finanziamenti ai partiti, riduzione dei parlamentari, legge elettorale, abolizione delle Province sono temi di cui continuiamo a parlare e che non solo darebbero un segnale positivo ai cittadini, ma renderebbero questo Paese un po’ più governabile a vantaggio di tutti». Che Paese ne uscirebbe? «Sicuramente un’Italia migliore, e se si avesse il coraggio di riformare anche i Partiti e la loro democrazia interna, forse avremmo una classe dirigente migliore e ci ritroveremmo di fronte a due grandi partiti popolari che in alternanza farebbero il bene del Paese. Invece, abbiamo un Partito Democratico che ha dimenticato un pezzo del suo elettorato, in nome di un gruppo di potere radical chic. Quel gruppo che voleva presidente della repubblica Prodi, o addirittura Rodotà. Per fortuna questo rischio è stato scongiurato».
I cattolici al fianco di Alemanno
Costalli (Mcl): «Un nostro candidato nelle liste del sindaco uscente. Partiamo dalla Capitale per costruire una nuova stagione costituente»
