Ci sono volute quattro votazioni ma alla fine Francesco Nitto Palma (Pdl) è stato eletto presidente della commissione Giustizia del Senato. L’ex magistrato (ha lasciato l’incarico nell’ottobre 2011) ha conquistato la presidenza della commissione al ballottaggio con il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Giarrusso. All’ex Guardasigilli sono andati 13 voti, all’esponente 5 Stelle 4 voti, 8 le schede bianche (del Pd) mentre una è stata dichiarata nulla. Restano le tensioni dopo la scelta dei senatori Democratici di non rispettare il patto sottoscritto con il Pdl, che prevedeva che votassero Palma. Anche se l’obiettivo è stato raggiunto lo stesso. Scelta Civica ha storto il naso ma ha votato l’esponente del Pdl «per senso di responsabilità nei confronti del Governo e per il bene della maggioranza che rischiava di ritrovarsi a casa» dice Gianluca Susta, capogruppo di Scelta Civica al Senato. «Noi non abbiamo partecipato a nessun accordo», ha sottolineato: «Ad esempio non abbiamo partecipato a quello che ha permesso di eleggere Roberto Formigoni alla commissione Agricoltura. Tuttavia riteniamo che nel momento in cui un accordo tra forze che sostengono la stessa maggioranza viene trovato, esso vada anche rispettato». A chi gli ha domandato come mai Scelta Civica avesse annunciato scheda bianca sulla votazione odierna Susta ha risposto: «Abbiamo cercato in quel modo di riannodare i fili dell’accordo, ma così non è stato». Netto il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che non rinuncia alla stoccata contro i Democratici: «Sarebbe stata incomprensibile la mancata elezione a presidente della commissione Giustizia al Senato di una persona adeguata e competente come Nitto Palma. Prendiamo atto che il Pd ha scelto la strada della scheda bianca piuttosto che un voto esplicito. Va comunque registrato l’epilogo positivo, mentre non ci si può che rammaricare per la continua agitazione interna al Pd che in questa fase delicata si riflette ancora sulla vita delle istituzioni». Ha parlato anche Palma: come presidente della commissione Giustizia «farò da arbitro, garante e neutrale, del funzionamento della commissione. Pertanto cercherò di dare conto a chi mi ha votato e guadagnare la fiducia di chi non lo ha fatto» ha detto. Per quanto riguarda la polemica sull’accordo mancato tra Pd e Pdl sul suo nome il senatore si schermisce: «Chiedetelo a chi l’accordo lo ha fatto. Non entro nel merito». Ha aggiunto: «Al di là di tutto, c’è il problema della sofferenza carceraria su cui si è espresso anche il presidente della Repubblica: chi come me ha avuto la possibilità di vedere le carceri italiane è a conoscenza del fatto che ci sono delle carceri in condizioni non dignitose». Quello delle carceri è l’unico tema che il neo presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama sente di poter mettere in un ventaglio di ipotetiche priorità nell’azione della commissione anche perché, spiega, il lavoro di una commissione si svolge sui provvedimenti che vengono presentati e dire che un provvedimento ha la precedenza su un altro sarebbe scortese nei confronti dell’ufficio di presidenza». È l’esperienza personale e professionale, quindi, che fa dire a Palma che quello delle carceri è un tema prioritario: «Da ministro della Giustizia andai a vivere in una casa che era stata abitata da miei predecessori, per risparmiare allo Stato il costo della blindatura dell’abitazione in cui mi trovavo. Penso che tutti i ministri di Giustizia dovrebbero vivere in quella casa perché da lì si sentono le urla provenienti dal carcere di Regina Coeli, le urla dei famigliari dei detenuti che comunicano con i loro cari dal faro del Gianicolo. Quelle urla servono a ricordare al ministro che quelle persone non vanno dimenticate», ha detto Palma. Si è soffermato anche sulle intercettazioni: «Lo stesso presidente della Repubblica ebbe a parlare, di fronte agli uditori giudiziari, di uso eccessivo. Tutte le forze politiche, in un modo o nell’altro, lo sostengono e sono a favore di una regolamentazione». Infine, ribatte agli insulti che gli hanno rivolto in questi giorni: «Quando c’era da rischiare la pelle, io ero solo. E qualcuno che oggi dice che sarei indecente magari girava a suo tempo a piazzale Clodio (sede della Procura, ndr) in cerca di informazioni...».
Alla Commissione Giustizia via libera a Palma Restano le tensioni col Pd
L’ex magistrato: «La priorità sono le carceri Io indecente? Sono stanco degli insulti»
