Quarantadue dipendenti di Rifondazione Comunista costretti a chiamare i carabinieri per poter entrare al lavoro. Una storia amara, raccontata in una lettera aperta. «Nel 2009 ci fu comunicato dal segretario Paolo Ferrero che il Prc avrebbe fatto tagli orizzontali del 50% su tutte le spese e che quindi il 50% del personale sarebbe stato licenziato. Iniziarono le trattative. Proponemmo contratti di solidarietà e ci furono negati. Proponemmo di mettere a frutto alcune sedi del Prc per aprire cooperative o associazioni che fornissero servizi da un lato e reddito dall’altro coinvolgendo anche i territori per iniziare così un processo di trasformazione prima di tutto politica di un partito che ormai era fuori dal parlamento». Il primo maggio è scaduta la cassa integrazione, ma non ricevendo alcuna comunicazione si sono presentati a lavoro e per registrare la propria presenza hanno dovuto chiamare i Carabinieri. «In questi tre anni e sette mesi abbiamo chiesto varie volte di avere un confronto serio con Paolo Ferrero e gli altri dirigenti del Prc. Confronto che abbiamo chiesto di nuovo ieri mattina, e al quale di nuovo Ferrero si è sottratto con l’alibi che la questione è tecnica e non politica. Eravamo dipendenti di un partito nato per difendere i diritti dei lavoratori, oggi ci ritroviamo a dover chiamare i Carabinieri per difendere i nostri diritti da quello stesso partito».
Rifondazione caccia 42 dipendenti
Quarantadue dipendenti di Rifondazione Comunista costretti a chiamare i carabinieri per poter entrare al lavoro. Una storia amara, raccontata in una lettera aperta. «Nel 2009 ci fu comunicato dal...