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«Ricordo la sua gentilezza e l’ironia tipica del romano»

di Marino CollaccianiChi aveva incontrato il suo sguardo con gli occhi dello sportivo aveva la precisa sensazione che Giulio fosse proprio uno di loro: innamorato degli spettacoli della folla,...

Chi aveva incontrato il suo sguardo con gli occhi dello sportivo aveva la precisa sensazione che Giulio fosse proprio uno di loro: innamorato degli spettacoli della folla, della gioia per un gol, dei colori di uno stadio. Che non erano solo giallorossi. Perché da buon romano, pater familias equanime e misurato, si è ritrovato tra le mura domestiche anche un laziale doc, il figlio terzogenito Stefano e, inevitabilmente, un nipote della stessa sponda calcistica: entrambi seguono le trasferte biancocelesti come il più stakanovista degli ultras. E vedremo come Andreotti possa essere considerato uno degli artefici del salvataggio della Lazio. D’altra parte fu lui a non far liquidare il Coni ponendo le basi per la sua ristrutturazione, non fece vendere Paulo Roberto Falcao quando il «divino» era l’ottavo re di Roma. Dunque, perché far finta di non vedere la sciarpa biancoceleste sul letto del figlio quando alla metà degli anni ’80 la Lazio se la passava davvero male? Dopo la disastrosa gestione del pur compianto Giorgio Chinaglia, la Lazio scese in serie B nella stagione 1984-’85. Ci rimase per tre anni, ma al secondo - quando nel frattempo era diventato presidente Gianmarco Calleri, col fratello Gorgio, dopo una transizione di Chimenti - subì anche la penalizazazione del -9 salvandosi miracolosamente dall’onta della serie C. Ebbene, nell’86 i Calleri cercavano un socio romano per entrare meglio nel tessuto della città e poter rilanciare qualitativamente la squadra: ecco che Andreotti sfodera dal cilindro il suo amico finanziere Renato Bocchi che, signorilmente, una volta eseguito il suo compito di partner economico, lascia la società ai Calleri. Ma torniamo in casa giallorossa, l’habitat naturale del senatore. Straordinario il messaggio di Francesco Totti: «Oggi il nostro Paese ha perso un pezzo della sua storia. Giulio Andreotti è stato uno dei personaggi italiani più importanti dell'epoca moderna. Di lui mi porto dietro soprattutto due ricordi: di quando lo conobbi per la prima volta e rimasi impressionato tanto dalla sua serena gentilezza quanto dall'ironia tipica di noi romani, e poi del giorno del mio matrimonio con Ilary, con lui presente tra le persone che hanno festeggiato la nostra unione. Giulio Andreotti amava lo sport, il calcio e la Roma: giallorosso come pochi, sono certo che continuerà a fare il tifo per noi anche dal cielo con la stessa passione di tutta una vita».

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