Sembra una frase rubata al repertorio di Steve Jobs. Il premier Enrico Letta l’aveva promesso durante il discorso con cui aveva chiesto il voto di fiducia del Parlamento: uno dei primi atti del governo sarebbe stato occuparsi dell’Expo 2015 di Milano. Detto fatto. Già nel capoluogo lombardo per partecipare, domenica sera, alla trasmissione Che tempo che fa su Raitre, ieri mattina, prima di partire alla volta di Madrid, il presidente del Consiglio ha aggiunto anche la manifestazione milanese all’elenco delle priorità dell’esecutivo. Una di quelle che servirà da «cartina di tornasole per valutare la riuscita del governo». E per arrivare, quindi, quanto più vicino al 2018, scadenza naturale della legislatura. Per far capire meglio il senso della sfida, facendo un po’ il verso allo scomparso numero uno di Apple, Letta ha evocato la «follia visionaria» che 7 anni fa spinse a «pensare di avere l’Expo». «Era veramente un sogno - ha aggiunto -. Oggi siamo qui, è la dimostrazione che i sogni servono anche alla politica arida. Se pensiamo di essere qui a fare delle cose senza follia visionaria...». Ora, a due anni dal traguardo, occorre aggiungere lo sforzo, e le risorse, per far sì l’Expo diventi «un grandissimo successo». «Non tutti gli Expo lo sono stati - ha sottolineato il premier -. Non è un automatismo». Da qui l’impegno a farsi carico «in prima persona di trovare le soluzioni per superare eventuali ostacoli. Anche perché si tratta di uno snodo per agganciare una ripresa per il nostro Paese. Il cuore possibile di una capacità di ripresa». Il primo atto concreto del governo è la nomina dell’amministratore delegato di Expo Spa Giuseppe Sala a commissario unico dell’evento. Una scelta sicuramente condivisa dal governatore lombardo Roberto Maroni e dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ma che fa irritare «l’ex» Roberto Formigoni. Che su Twitter posta una foto di Letta, Maroni, Sala, Pisapia e commenta: «La nuova governance di Expo. Letta dalle larghe intese ha fatto fuori il Pdl». Scaramucce che non preoccupano il premier che, anzi, vuole realizzare una vera e propria «squadra Italia» che coinvolga rappresentanti del governo, tecnici e «tutti coloro che hanno avuto un ruolo in questi anni nella nascita» della manifestazione. Non a caso, al suo fianco, ci sono i ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture), Nunzia De Girolamo (Politiche agricole) e Massimo Bray (Turismo), oltre al sottosegretario con la delega all’Expo Maurizio Martina. Mentre tra i primi nomi da coinvolgere spuntano quelli dell’ex premier Romano Prodi, dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti e pure di Formigoni. L’ultimo pensiero è per le possibili infiltrazioni criminali. «Avremo attenzione massima al controllo - sottolinea - perché nessuno pensi di fare il furbo, di infilarsi e usare questa grandissima manifestazione per attività illecite e illegali». Insomma, c’è ancora molto da fare, ma Letta è fiducioso: «C’è una fortuna in questa vicenda. Abbiamo una scadenza. E per noi italiani è sempre meglio quando c’è una scadenza. Sono sicuro che ce la faremo. Sarà un successo importante».
Letta punta sull’Expo per arrivare al 2018
Il premier a Milano: «Sarà il cuore della capacità di ripresa italiana»
