Un funerale privato e niente camera ardente. Giulio Andreotti, a 94 anni, lascia la scena discretamente, senza alcuna ufficialità dopo aver attraversato sessant’anni di storia del nostro Paese da protagonista indiscusso, con passione e ironia, ed essere stato uno statista conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo. Da noi, qui a Il Tempo, non era considerato soltanto uno dei padri dell’Assemblea Costituente o il democristiano che iniziò il suo impegno politico al fianco di De Gasperi, il sette volte presidente del consiglio, inquisito e assolto (malgrado chi ancora lancia dubbi sulla sua innocenza) per mafia. Per noi era qualcosa di più: un ottimo scrittore e un giornalista e, quindi, un collega. Un giornalista vero, di quelli con il tocco leggero e spiritoso ma anche con la serietà e la «compostezza» che richiedono certi argomenti delicati. Era pronto a scrivere di tutto. Una volta si produsse in un documentato ricordo dell’attentato a Togliatti, nel 1948, proprio qui in piazza Colonna, qualche metro più in là di dove si è accasciato il brigadiere Giuseppe Giangrande sotto i colpi del calabrese Preiti, il giorno del giuramento del governo Letta. Un’altra volta, invece, si cimentò, con l’ironia che lo contraddistingueva, in un delizioso articolo sulla Befana, di cui fu un fiero sostenitore quando si decise di abolirla come festività. E questo senza dimenticare la rubrica delle «Lettere», il filo diretto con i lettori interrotto neanche due anni fa. Rispondeva puntualmente e personalmente: soltanto nell’ultimo periodo la fidata Patrizia, segretaria storica, trascriveva le risposte. Una piccola rubrica che lui considerava alla pari di tutte le sue cose più importanti e impegnative. Perché malgrado chi sostiene, come De Mita, che Andreotti «è stato un uomo di potere, gli interessava il governo, al di fuori di esso perdeva lucidità», per lui fare politica era parlare con gli italiani, i cittadini di un Paese che con Moro, Fanfani e De Gasperi aveva fatto risorgere dalle macerie del dopoguerra e diventare un protagonista internazionale.
Il filo diretto con gli italiani
di Sarina BiraghiUn funerale privato e niente camera ardente. Giulio Andreotti, a 94 anni, lascia la scena discretamente, senza alcuna ufficialità dopo aver attraversato sessant’anni di storia del...