Quando nel gennaio 1954 fu nominato ministro degli Interni nel primo Gabinetto Fanfani, lo storico leader socialista Pietro Nenni sentenziò: «Siamo nelle mani della Chiesa e dell’episcopato». Giulio Andreotti non nascondeva di certo la sua fede. Consigliere ascoltatissimo di papi e cardinali, è stato alfiere della dottrina sociale della Chiesa, in grado di portare i principi in cui credeva nell’impegno politico. «È stato per molti il simbolo stesso della cosiddetta prima Repubblica, quale si formò e andò sviluppandosi a partire dalla ricostruzione postbellica - scrive l’Osservatore romano - Uomo eminentemente pragmatico, con una intelligenza e un'ironia riconosciute dai suoi sostenitori così come dagli avversari, Andreotti seppe attraversare con apparente leggerezza i grandi eventi della politica e della storia, le drammatiche stagioni del Paese e le sue personali vicende, le seconde spesso collegate alle prime da complesse relazioni». Il giornale della S. Sede ricorda le grandi «capacità di mediazione nei confronti di ogni tipo di interlocutore» e il modo in cui affrontò le sue vicende giudiziarie. Andreotti era solito partecipare quotidianamente alla Messa celebrata a S. Giovanni dei Fiorentini, dove oggi si terranno i funerali. «Sabato è stata l'ultima volta che l'ho comunicato. Non mi sembrava estremamente sofferente, era seduto in poltrona. Di certo, però, non era una persona che si lamentava - racconta il parroco, don Luigi Veturi - Da quando era stato ricoverato al Gemelli per problemi respiratori (lo scorso anno, ndc) veniva saltuariamente la domenica. Ogni sabato, però, gli portavo l'Ostia consacrata. La sua era una presenza umile, discreta, quasi nascosta. Prima che la sua situazione si aggravasse veniva ogni giorno, di primo mattino, a pregare e a seguire la Messa. Quando scendeva di casa, lo aspettava un gruppo di poveri che da lui spesso riceveva un'offerta». Ma il rapporto con la fede di Andreotti lo portava a pregare anche in altri luoghi di culto di Roma: «La chiesa del Gesù, la Cappella della Camera e la chiesa di Santa Maria in Aquiro» conclude don Luigi. «È stato un grande statista da tutti riconosciuto come tale, un protagonista di un grande periodo nella nostra storia - ha detto il presidente della Cei, card. Bagnasco - Spero che tutti noi, ripensando alla sua storia, possiamo prendere opportuni insegnamenti nel considerare il bene per l'Italia» perché «lo statista è colui che non guarda solamente al domani ma molto più lontano».
Era capace di mediare con tutti
di Andrea Acali Quando nel gennaio 1954 fu nominato ministro degli Interni nel primo Gabinetto Fanfani, lo storico leader socialista Pietro Nenni sentenziò: «Siamo nelle mani della Chiesa e dell’epi...