Diversi, ma complementari. Fabrizio Barca lo aveva detto già alcuni giorni fa e ieri, al termine di un pranzo a Firenze, ha ribadito il concetto. Dall’altra parte del tavolo quello che in molti considerano il suo «avversario» per la poltrona di leader Pd del futuro: Matteo Renzi. In realtà l’ex ministro della Coesione territoriale, forse consapevole della sfida tutta in salita che lo attende, sembrerebbe più interessato a giocare la partita insieme al sindaco di Firenze. E ieri potrebbe essere stata la prima occasione per cercare di avviare una strategia comune. Al termine dell’incontro Renzi ha lasciato l’hotel Four Seasons senza parlare. Al suo posto, più tardi, lo ha fatto il deputato renziano Francesco Bonifazi, presente al pranzo. «È stato un incontro molto cordiale - ha spiegato -, tra due persone oggettivamente assai diverse, non solo dal punto di vista generazionale». Il tema al centro del colloquio, «proposto da Renzi ma ampiamente condiviso da Barca - ha aggiunto -, è stato il cercare di tenere il più possibile unito il Pd». Concetto ripreso dallo stesso ex ministro che, a margine di uno dei suoi incontri fiorentini, ha spiegato che una spaccatura del partito «mi sembra improbabile, ma sarebbe un disastro». Quindi ha proseguito: «Tra me e Renzi vedo una complementarietà e certamente un comune impegno a lavorare nel Pd. Ci siamo parlati, come facciamo normalmente, come abbiamo fatto altre volte attraverso la stampa. Oggi lo abbiamo fatto direttamente. Abbiamo parlato del fatto che è importante impegnarsi direttamente in questa fase, nel partito, ognuno nei suoi modi. La mancanza di una comunicazione continua crea solchi, va cancellata. Differenze che sono di contenuti diventano solchi incolmabili». Barca ha riconosciuto a Renzi la capacità di aver spinto sul rinnovamento, ha detto sì ad un partito leggero come lo vorrebbe anche il sindaco, ma poi ha precisato che, anche in questo caso, la sua posizione è ben diversa da quella del «rottamatore»: «Servono organizzazioni meno rigide, pagate prevalentemente dai partecipanti, ma anche con un finanziamento pubblico rivisto». Quanto al futuro segretario del Pd, l’ex ministro, esattamente come il Renzi, resta defilato: «Sono un semplice iscritto di via dei Giubbonari». Difficile capire se si tratti di tattica o della paura che il suo nome, finendo nel totosegretario, venga bruciato. Di certo tra i Democratici sono in molti a voler evitare quello che ormai viene definito «l’effetto Capranica». L’appuntamento dell’Assemblea nazionale di sabato 11 è decisivo. La parola d’ordine è evitare spaccature. Per questo, anche se non è ancora del tutto tramontata l’idea di eleggere un «segretario forte», prende sempre più quota l’ipotesi di mettere in campo una figura «alta», un garante autorevole che traghetti il Pd fino al congresso.
Barca vede Renzi: «Diversi ma uniti»
Diversi, ma complementari. Fabrizio Barca lo aveva detto già alcuni giorni fa e ieri, al termine di un pranzo a Firenze, ha ribadito il concetto. Dall’altra parte del tavolo quello che in molti...