Politica

Sabato l’assemblea per decidere il futuro del partito

Si prospetta come cruciale l'appuntamento di sabato prossimo per il Partito democratico, chiamato con la sua Assemblea a sciogliere uno dei nodi più intricati dalla sua nascita. Non è la prima volta...

Si prospetta come cruciale l'appuntamento di sabato prossimo per il Partito democratico, chiamato con la sua Assemblea a sciogliere uno dei nodi più intricati dalla sua nascita. Non è la prima volta che il parlamentino dem (che è ancora quello del 2009 che elesse Pierluigi Bersani segretario) viene chiamato a pronunciarsi sulla guida stessa del partito, ma il contesto in cui si tiene la prossima riunione appare particolarmente intricato. Ai tempi della successione di Walter Veltroni, che si dimise dopo le regionali in Sardegna, fu direttamente l'Assemblea a scegliere il nuovo segretario: Dario Franceschini, con una transizione «soft» visto che l'attuale ministro era già vice segretario. Franceschini poi scelse di correre anche alle primarie per la segreteria, arrivando secondo dopo Bersani. Sabato prossimo a presentarsi dimissionario davanti al parlamentino democratico è l’intero vertice del partito: tutta la segreteria e persino la presidente dell'Assemblea Rosy Bindi. Tanto da porre subito la questione di come dovrà svolgersi formalmente la riunione, visto che intanto anche uno dei due vice presidenti, Marina Sereni, è stata chiamata all'incarico di vice presidente della Camera (cosa che però non impedì a Rosy Bindi di svolgere il suo lavoro nel Pd nella scorsa legislatura). In più, il vice segretario uscente Enrico Letta è intanto diventato presidente del Consiglio. La cornice dell'Assemblea, quindi, è assolutamente inedita e rende particolarmente impegnativa l'Assemblea. Il nodo fondamentale da sciogliere è quello della successione a Bersani. Due, formalmente, le ipotesi in campo: comitato di gestione o segretario unico. La prima opzione appare perdere consistenza quanto più ci si avvicina all'appuntamento. La seconda ipotesi (la più fedele allo Statuto, tra l'altro) viene invece rafforzandosi, ma porta una serie di nodi da sciogliere. La «rosa», appunto, che garantirebbe la varie anime del partito, non viene ritenuta adatta a gestire una fase complicata come questa. Il Pd è impegnato al governo con il Pdl, una scelta che non è stata indolore. Serve un guida certa, hanno sottolineato anche big del partito come D'Alema o Zingaretti. Questo, però, introduce un altro tema: la durata del mandato del segretario. Comunque il totonomi ha iniziato a «girare» da tempo, e indipendentemente dalla prospettiva di una eventuale sfida congressuale tra Fabrizio Barca e Matteo Renzi che però appare ancora non così definita. I candidati di cui si è parlato di più sono diversi: Guglielmo Epifani, Gianni Cuperlo, Sergio Chiamparino per i renziani, Enrico Rossi, un giovane turco, e Vasco Errani.

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