Politica

Ma il premier rassicura il Cav

Prima casa«Un decreto per sospendere il pagamento di giugno Faremo fronte a tutti i temi votati dai partiti che sostengono il governo»

Silvio Berlusconi può stare tranquillo. Non serve alcun ultimatum per convincere il presidente del Consiglio a rivedere l’Imu. Enrico Letta, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa lascia intendere che la tassa non si pagherà a giugno e forse nemmeno a dicembre. E che il tema dell’Imu fa parte del programma su cui è stata votata la fiducia in Parlamento. «Sospendere non significa rimandare: il superamento dell’Imu sulla prima casa non è un tema solo di Berlusconi, faceva parte dei programmi di tutti e tre i partiti che sostengono la maggioranza - dice il premier - Per il Pd era essenziale, che si vada in quella direzione è chiaro». «Preferisco parlare di casa, è riduttivo parlare di Imu - aggiunge Letta - Le giovani coppie faticano a trovare casa, andrà superata l’Imu che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e ha avuto effetti depressivi sull’edilizia. Andrà messo un grande impegno per gli affitti agevolati per le giovani coppie, rilanciare tema delle ristrutturazioni ecologiche ed ecocompatibili. Faremo un decreto per sospendere la rata di giugno che non verrà pagata». La «seconda emergenza» riguarda il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per la quale servono 1,5 miliardi di euro. «Ci sono troppe persone che si trovano oggi in una condizione disperata, ma non è possibile interrompere la speranza. Il nostro non è un governo che deve mettere le toppe. La tutela di chi perde il lavoro va assolutamente riformato. Le piccole imprese devono essere ancora più coinvolte e tutelate», assicura Letta che sull’aumento dell’Iva a luglio dice: «Tenteremo di allontanarlo per avere tempo di lavorarci. È un lavoro complesso e complicato. Spero che non ci sia bisogno di una nuova manovra». La «terza emergenza» sono gli esodati: «Ci sarà una risposta». Nevralgico è il rapporto con l’Europa. Letta chiude alla proposta del viceministro Fassina di chiedere all’Ue una deroga per il rapporto defiti/Pil: «Noi non chiederemo di fare nuovi debiti perché l’Italia ne ha fatti troppi in passato e li pagano le giovani generazioni. Io a nome di una generazione penalizzata penso di dovermi prendere un impegno: mai più debiti. La logica di fare debiti è sbagliata». È chiaro che anche l’Europa però dovrà fare la propria parte: «L’Italia vuole mantenere gli impegni, però anche noi siamo l’Europa non solo la Francia e la Germania. Europa non vuol dire solo tagli, tasse e austerità. L’Europa deve tornare a essere quella della speranza». Letta punta ad «abbassare le tasse sul lavoro per i neoassunti e per questo mi batterò in Europa e in Italia. La prima priorità è il lavoro per i giovani». Il premier auspica un grande progetto europeo da mettere in campo con tutti gli Stati membri sin da giugno: «Si può anticipare il piano Ue da 6 miliardi previsto per l’anno prossimo. Bisogna che i capi di governo lancino insieme un unico grande piano, non astratto, per rilanciare il lavoro dei giovani». C’è poi il capitolo della tassazione delle rendite finanziarie: «L’Italia già l’ha alzata al 20%. Conto che al vertice Ue di maggio si discuta della lotta alle rendite finanziarie. Le rendite devono costare di più, il lavoro di meno. Questo perché con il lavoro si premia qualcosa, con la rendita no». La missione è certo difficile ma «ho più fiducia oggi di dieci giorni fa» e in ogni caso «le insidie maggiori non arriveranno dai partiti ma dai problemi del Paese, che sono esplosivi». L’unità d’intenti dei partiti c’è e riguarda «tutti i punti del programma su cui si è votata la fiducia», inclusi abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ed eliminazione della doppia indennità per i ministri parlamentari (la legge «è pronta»). Più difficile - ammette il premier - trovare un’intesa su temi non inseriti nell’agenza di governo votata dal Parlamento, come lo ius soli. Sul Pd invece il premier dice: «Questo non è il governo ideale né per me né per gli italiani, io ho lottato per un governo diverso, di centrosinistra. Ma le elezioni sono andate come sappiamo, per colpa di una legge elettorale balorda che va cambiata». Letta però non si nasconte: «Non ce l’abbiamo fatta, il passaggio sull’elezione del Capo dello Stato è stato drammatico. Adesso deve esserci il congresso fondativo del Pd, serve ora un segretario che convochi il congresso e dia ai nostri elettori la possibilità di guardare lungo. L’idea del Pd è un’idea vincente: mettere insieme le differenze». Letta chiude l’intervista su RaiTre con una promessa: «Io mi dimetterò se dovrò fare tagli alla cultura e all’università».

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