Politica

Alemanno in pressing «L’imposta va eliminata»

PrioritàIl sindaco: «Abolizione obiettivo irrinunciabile di questo governo. Non è impossibile, a Roma lo abbiamo fatto»

L’abolizione dell’Imu sulla prima casa dev’essere un «obiettivo irrinunciabile». A dettare l’agenda al governo è il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che, ricandidandosi per un secondo mandato al Campidoglio - le amministrative si celebreranno il 26 e 27 maggio con eventuale turno di ballottaggio il 9 e 10 giugno - rivendica l’abolizione dell’imposta nella Capitale per convincere Palazzo Chigi della fattibilità dell’operazione. «L’abolizione dell’Imu sulla prima casa è un obiettivo irrinunciabile per questo governo, perché questa forma di tassazione è un peso insopportabile per le famiglie e ha contribuito a bloccare l’economia delle nostre città - dice Alemanno - Sarebbe il segnale di un’azione di governo che sceglie definitivamente la strada dell’aiuto alle imprese per uscire dalla crisi economica». «Quello che abbiamo fatto a Roma con le sole nostre forze - continua il sindaco - e cioè abolire l’Imu sulla prima casa per 376mila famiglie romane, un terzo del totale, è la dimostrazione che l’obiettivo non è velleitario e può essere raggiunto con un atto di volontà politica. A me sembra che dal Pd ci sia una certa resistenza, più che per un fatto di principio per la paura di consegnare una vittoria politica e di immagine al centrodestra. Ma questi ragionamenti non possono trovare spazio in un governo di larghe intese, in questo momento serve un’azione politica che aiuti l’Italia a superare la crisi economica». Il senso del messaggio è chiaro. L’abolizione dell’Imu è stata in campagna elettorale il cavallo di battaglia del leader del Pdl Silvio Berlusconi. Ed è chiaro che la vittoria del Cavaliere sulla formazione del nuovo governo e sull’Imu significherebbe una bella dote per Alemanno in vista delle amministrative. Del resto le frecce nella faretra del sindaco non mancano: l’abolizione dell’Imu, certo, ma anche la rinuncia a Equitalia per la riscossione coattiva dei tributi e delle sanzioni amministrative di Roma Capitale, che dal primo luglio verrà internalizzata e gestita dal Campidoglio. Sinora Alemanno non ha sbagliato una mossa, anche attaccando frontalmente il principale sfidante - Ignazio Marino del Pd - che «non conosce Roma» e «sfugge dal confronto diretto». Non solo. Dire che il Pd non vuole abolire l’Imu «per la paura di consegnare una vittoria politica e di immagine al centrodestra» significa indirettamente dire che i dirigenti democratici antepongono gli interessi di partito a quelli dei romani. Sinora, la campagna elettorale del sindaco uscente è stata un percorso netto. Il che non vuol dire automaticamente rielezione. Alemanno lo sa e per questo batte sui risultati conseguiti dalla propria amministrazione negli ultimi cinque anni di governo. «Abbiamo salvato Roma e non dobbiamo avere pudore nel dirlo, perché noi di centrodestra siamo sempre un po’ autocritici, abbiamo sempre un po’ di pudore rispetto a quelli di sinistra che raccontano delle balle fantastiche. La verità è che abbiamo fatto un miracolo e abbiamo salvato Roma - rivendica il primo cittadino della Capitale - Il primo giorno l’allora segretario generale mi ha detto che non c’erano i soldi per pagare gli stipendi. Abbiamo governato nei cinque anni più duri della storia d’Italia degli ultimi 20 anni, con la crisi economica peggiore, e abbiamo messo più soldi nel sociale e al trasporto pubblico locale, al commercio. Questa è la base per i prossimi cinque anni per mettere le ali a Roma». Alemanno poi ricorda i limiti dell’opposizione di centrosinistra. «A causa dell’ostruzionismo del Pd - dice - sono rimaste bloccate in Assemblea Capitolina 223 delibere, che rappresentano 60mila posti di lavoro e 4,7 miliardi di investimenti privati di cui un miliardo per opere pubbliche, scuole e strade. Con quelle delibere avremmo avuto una spinta al Pil del +3,8% e Roma sarebbe stata la prima città a essere uscita dalla recessione». Per questo la prima cosa che farà in caso di conferma al Campidoglio sarà «sbloccare le 223 delibere bloccate dalla sinistra. E non mi allontanerò dal Consiglio comunale finché non saranno approvate». Tra queste - spiega il sindaco - c’è anche il Waterfront di Ostia. Di Marino dice: «Non rappresenta solo quella sinistra che ha creato il baratro a Roma, ma rappresenta una forma estremizzata, dura, cattiva, negativa di quella sinistra». Alemanno insomma ci crede. L’altra notte è andato in pellegrinaggio al Divino Amore. Come cinque anni fa è partito alle 23.30 ed è arrivato alle 5 del mattino. «È stata un’esperienza molto bella che avevo già fatto cinque anni fa prima e dopo le elezioni - spiega - La consiglio a tutti perché è un’esperienza spirituale fortissima quando si arriva a destinazione esausti, si guarda Roma con altri occhi e si vive un’esperienza che colpisce nel profondo».

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