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Si cerca il complice del senegalese

LIVORNO Potrebbe non essersi chiuso con l’arresto del senegalese di 33 anni Ablaye Ndoye il caso dell’omicidio di Ilaria Leone, la ragazza di diciannove anni trovata morta in un uliveto di...

LIVORNO Potrebbe non essersi chiuso con l’arresto del senegalese di 33 anni Ablaye Ndoye il caso dell’omicidio di Ilaria Leone, la ragazza di diciannove anni trovata morta in un uliveto di Castagneto Carducci. Gli inquirenti stanno infatti ricostruendo minuto per minuto quanto accaduto prima, durante e dopo il delitto per capire se vi possano essere dei complici coinvolti. Ad ammettere l’ipotesi investigativa è lo stesso procuratore di Livorno Francesco De Leo, anche se al momento non vi sono elementi certi che indurrebbero a far pensare ad altre persone coinvolte sia nel delitto che in un successivo favoreggiamento del sospetto omicida prima del suo arresto. Ablaye Ndoye stava preparandosi a fuggire. L’africano - che già in passato era stato protagonista di alcuni episodi di violenza fra cui il danneggiamento di un bar di Donoratico con un’ascia nell’ottobre del 2010 - continua a negare il suo coinvolgimento nella morte della ragazza. Nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto dagli inquirenti avrebbe ammesso soltanto di conoscere la vittima. Gli investigatori hanno però le prove che Ablaye Ndoye avrebbe cercato di far cancellare da un connazionale la memoria dei numeri telefonici del cellulare della vittima. Dall’autopsia sul corpo della ragazza è emerso l’atroce dettaglio. Ilaria Leone non è morta per strangolamento ma soffocata dal suo stesso sangue. La ragazza, sempre secondo le ipotesi investigative basate sull’esame autoptico, sarebbe stata pestata a sangue provocandole una ferita al setto nasale. Proprio la fuoriuscita del sangue l’avrebbe soffocata, provocandone la morte. Con ogni probabilità, poi, il pestaggio sarebbe avvenuto altrove e solo successivamente la giovane è stata trascinata nell’uliveto dove la mattina del 2 maggio è stata ritrovata.

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