Politica

Il rebus dell’Imu, il governo studia l’anticipo dei soldi ai Comuni

Potrebbe intervenire la Cassa depositi e prestiti Cisl: 1,5 miliardi per la cig o rischi di tenuta sociale

È una corsa contro il tempo. Per finanziare la sospensione dell’acconto dell’Imu sulla prima casa, il blocco dell’aumento del’Iva dal 21 al 22% e rifinanziare la cassa integrazione in deroga, occorrono circa 6 miliardi. La prima rata dell’imposta sull’abitazione principale vale circa 2 miliardi mentre le altre due misure pesano per 2 miliardi (Iva) e 1,5 miliardi (cig). Si tratta di misure che vanno effettuate a saldi invariati, ovvero senza sforare il faditico tetto del deficit al 3% del pil. Un impegno, questo, che il premier Letta ha ribadito nella missione a Bruxelles e a Berlino. A questi 5,5 miliardi, si potrebbero aggiungere altri 2 miliardi, uno per rinnovare i contratti dei precari della Pubblica amministrazione e risolvere la questione-esodati e un altro per evitare la Tares. L’eliminazione totale del’Imu, come vorrebbe il Pdl, è impossibile perchè troppo onerosa (8 miliardi) ma la moratoria dell’acconto di giugno è nel programma di governo e quindi va fatta. E siccome i Comuni hanno messo già in bilancio il gettito dell’imposta, va trovata una copertura. Dal ministero dell’Economia viene fatto sapere che una volta superato questo scoglio, si procederà con calma a una revisione generale dell’imposizione agganciandola alla riorganizzazione del catasto e aggregandola alla Tarsu. Dovrebbe nascere un’unica imposta sulla casa, i servizi «indivisibili» e i rifiuti. Ma di questo se ne parlerà avanti anche se si è già parlato di un aumento delle detrazioni fino a 500 euro per l’abitazione principale. Al momento c’è l’ipotesi di un’anticipo da parte della Cassa depositi e prestiti. Ma questa soluzione non sarebbe così semplice. Alcuni economisti fanno osservare che lo statuto della Cassa depositi prestiti, non prevede assolutamente una mission di questo tipo. Quindi bisognerebbe, inizialmente, cambiare lo statuto. Inoltre l’intervento della Cdp implica la riduzione di risorse versate in Tesoreria, quindi emissioni di titoli del Tesoro per ripristinarle. La conseguenza sarebbe un aumento del debito pubblico. Altra ipotesi è un anticipo da parte dello Stato ai Comuni del mancato gettito da compensare con il varo di altri tagli alle spese. Martedì ci sarà la votazione nelle commissioni pertinenti della risoluzione parlamentare nella quale verrà chiesto al governo di fare una nota di variazione al Def. In questa si indicheranno le grandezze economiche ma il nodo della sospensione dell’acconto di giugno e delle modalità per far fronte agli effetti di cassa che la moratoria produrrà sui bilanci degli enti locali, sarà sciolto con un decreto legge ad hoc. Un primo chiarimento tra il Parlamento e il ministro dell’Economia Saccomanni su questo tema ci sarà giovedì prossimo in un’audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato. Ma non c’è solo l’Imu. Tra le priorità c’è il rifinanziamento della cig in deroga. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha ricordato che il termine scade entro maggio e c’è un «rischio per la tenuta sociale del Paese». «Bisogna trovare subito 1,5 miliardi, sono interessati oltre 700mila cassintegrati, che altrimenti andranno ad aumentare le fila dei disoccupati» dice il sindacalista. Sull'Imu Bonanni ha detto che «prima si taglino le tasse, poi l'Imu si tolga a chi ha una sola casa o ai giovani. Non abbiamo molti soldi». Sul parere negativo dell'Europa sulla riduzione delle tasse, ha spiegato: «La risposta europea arriva dopo la nostra richiesta. È un giochetto che non ci piace. Le tasse stanno strangolando l'economia, basta con i giochi perchè dobbiamo sollecitare i consumi, altrimenti il Paese andrà in default». Il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa ha indicato altre misure prioritarie come la riduzione del cuneo fiscale e gli incentivi alle aziende per assumere i giovani. «Poi in collaborazione con le parti sociali dovremo allentare alcuni vincoli della legge Fornero, come sui contratti a tempo determinato. Dal momento che la riforma ha introdotto dei paletti alle imprese nell'utilizzo di questi contratti, in momenti di recessione questi vanno rimossi, almeno finchè dura l'emergenza».

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