Politica

Ora Renzi ha un nemico in più: Letta

Il premier supera il sindaco nella fiducia degli italiani. Matteo giura lealtà Poi affonda: «Se Silvio non vuole, il governo non tocca il conflitto di interessi»

Non si fa politica con i sondaggi. Quante volte avrete sentito enunciare questa «massima». Peraltro condivisibile visto che non sempre i sondaggisti riescono a descrivere in maniera veritiera la realtà. Spesso, però, indicano una tendenza. Ed è quello che in parte è successo ieri. Due rilevazioni. La prima dell’Istituto Piepoli per La Stampa . Dati non troppo incoraggianti per il governo («solo» il 56% ha gradito la nascita del nuovo esecutivo che fa registrare l’indice più basso di fiducia nella fase iniziale rispetto a quelli guidati da Romano Prodi, Silvio Berlusconi e Mario Monti). Ma due tabelle attirano comunque l’attenzione. Riguardano l’indice di fiducia di Enrico Letta e Matteo Renzi. Ebbene se fino ad oggi il sindaco di Firenze era in testa a tutte le classifiche di gradimento, ora non è più così. Il neopremier è apprezzato dal 45% degli italiani, il rottamatore si ferma al 38%. Stessa fotografia, con rapporti diversi, scattata da Swg per la trasmissione Agorà su Rai Tre. Sempre Letta in vantaggio con il 62% e Renzi costretto, per la prima volta da settimane, ad inseguire con il 60%. Insomma, la strada è ancora lunga, e il governo deve dimostrare di poter realizzare le promesse fatte. Ma ormai è chiaro che, nonostante le dichiarazioni ufficiali e le pacche sulle spalle, i due esponenti del Pd sono in competizione. Non a caso nel pomeriggio, quanto il sindaco di Firenze sale sul palco del Festival della Tv e dei Nuovi Media in corso a Dogliani (Cuneo) per essere intervistato da Giovanni Minoli, sfrutta subito l’occasione per punzecchiare il rivale. A cominciare dal dato anagafico-politico. «Tra me e Letta - spiega - ci sono due legislature intere. Letta è un amico, e gli devo la parola lealtà. È il valore più grande, sono stato leale con Bersani in campagna elettorale, lo sarò con Letta». Insomma, non lo dice chiaramente, ma per il sindaco gli otto anni di differenza d’età (38 contro 46) sono quasi una frattura spazio-temporale. Anche perché il premier questo periodo lo ha trascorso seduto sugli scranni parlamentari o sulla poltrona di ministro. Guai quindi a presentarlo come il nuovo che avanza. Non a caso, quando durante le primarie impazzava la rottamazione renziana, Letta era stato tra quelli che aveva annunciato che questa sarebbe stata la sua ultima legislatura. E ora? Renzi giura comunque fedeltà («l’esecutivo non è un telefonino, non ha una durata prestabilita, se fa le cose funziona») e se Minoli gli chiede di indicare un difetto del presidente del Consiglio se la cava con una battuta: «È pisano». Poi però, con un po’ di malizia, aggiunge qualche altro peccato. A partire dal più imperdonabile di tutti: l’essere gradito al Cavaliere. «Mentre si sceglieva il premier - racconta -, sono stato contattato dal Pdl, non da Berlusconi ma da Alfano, che mi ha spiegato che loro preferivano Amato e Letta». «Nella campagna per le primarie mi criticavano perché dicevo che dovevamo prendere il voto dei delusi del centrodestra - aggiunge -, e ora anziché i delusi abbiamo i ministri del centrodestra...». E conclude: «Se Berlusconi non vuole che si tocchi il conflitto d’interesse, il Governo Letta non lo toccherà». Insomma, a sentire Renzi, Letta è una giovane riedizione di Massimo D’Alema. Impossibilitato a fare una legge sul conflitto d’interessi, particolarmente portato all’inciucio con il «nemico» e, soprattutto, arrivato a Palazzo Chigi grazie ad una scorciatoia: «È oggettivo, è nelle cose, lo riconosce lo stesso premier. Io avrei voluto l’incarico di premier passando dalle primarie. Ho perso le primarie, quindi non avrei voluto una scorciatoia». A questo punto non resta che una domanda: posto che la sfida è lanciata come la giocherà Renzi? Non da segretario del Pd: «A questo giro non mi candido alla segreteria del Pd. Non ho un mio candidato». Né, probabilmente, da presidente dell’Anci: «Non sono tanto convinto che farò il presidente dell’Anci». Per ora, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, Matteo preferisce restare a Firenze ed aspettare ciò che succederà. «Il Pd - spiega - deve fare una riflessione su se stesso. Io sto nel mio partito e sono desideroso di farlo vincere. Il 2013 sarà ricordato come l’anno in cui abbiamo perso la più grande occasione. Dopo il fallimento del governo Berlusconi c’è da chiedersi perché la sinistra non sia riuscita a vincere. Ha sbagliato tutta la campagna elettorale. Mentre c’era Grillo in una piazza con 800mila persone, noi eravamo in un teatro con un cartello con la scritta "lo smacchiamo". La colpa non è solo di Bersani - ma ci ha messo del suo. La prossima volta vinciamo le elezioni invece di smacchiare». Intanto fa sapere che se «il Pd sceglie di non far eleggere il segretario con le primarie per lui va bene». Così come gli andrebbe bene separare la carica di segretario da quella di candidato premier. Lui vuole arrivare a Palazzo Chigi per acclamazione. Magari dopo che Letta si sarà autoeliminato.

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