ROMA Due colpi letali al collo e una lunga serie di ferite da colluttazione all’addome, sulle braccia e al volto. Ad uccidere Alessandra Iacullo, la 30enne di Dragona, sono state le coltellate all’altezza della giugulare, inferte – sembrerebbe – da una mano femminile. È quanto emerso dall’autopsia effettuata sul corpo della ragazza, ieri mattina, alla Sapienza di Roma. Tagli non troppo profondi, ravvicinati, quasi accennati in alcuni punti: segno che la vittima si è difesa tenacemente prima di cadere a terra, in una pozza di sangue, ma anche che l’assassino o l’assassina abbia infierito come in un raptus di follia, quasi alla cieca. Sfiorando Alessandra nella maggior parte dei casi, e andando a fondo – con violenza – al collo. Gli investigatori della Squadra mobile di Renato Cortese al momento non danno per certo nulla. Piuttosto confidano nella possibilità che la 30enne, uccisa intorno alle 22, custodisca sotto le unghie il dna dell’accoltellatore. Alessandra si è difesa, eccome. Ha lottato come una furia per ribellarsi alla lama che più volte la puntava. Per questo le ferite sulle braccia; da qui la speranza degli investigatori di trovare lembi di pelle, seppur piccolissimi, strappati all’assassino. Dunque si scava nella vita privata della ragazza. Una 30enne come molte altre, con le sue passioni, i suoi problemi – tra i quali la perdita mai superata del padre – e gli amori travagliati. Proprio la storia con una donna più grande, recentemente interrotta proprio dalla vittima, sarebbe uno dei punti focali di un’indagine di certo non semplice. Ipotesi, questa, da verificare come quella per cui Alessandra intrattenesse da tempo una relazione con un uomo molto più grande, forse sposato. È lo stesso che la testimone oculare, sentita dagli investigatori, ha visto discutere animatamente con la giovane poco prima dell’omicidio? Lo stesso di cui la ragazza si era confidata con le sue due amiche e dal quale sperava di ricevere un anello simile a quello pubblicato sul suo profilo facebook a metà marzo? Sono solo alcune delle piste investigative che gli agenti agli ordini di Renato Cortese stanno battendo. E sulle quali, forse, si potrà fare luce grazie all’analisi dei tabulati telefonici dei due cellulari trovati sul luogo dell’omicidio. Coinciderebbe invece con la lunghezza della lama affondata sul corpo di Alessandra, il fodero da dodici centimetri ritrovato dagli uomini della Scientifica sul canale a ridosso di via Riserva del Pantano e che avrebbe potuto contenere l’arma del delitto, forse proprio un piccolo coltello a scatto.
Dietro l’omicidio una mano di donna
Due le coltellate mortali al collo della trentenne Alessandra Iacullo Ma le altre non sarebbero state inferte con la forza di un uomo