È da quando l’Ocse stila i suoi rapporti che le ricette per salvare l’Italia sono sempre le stesse. Un po’ come accade con la trattoria di quartiere nella quale per abitudine e paura del cambiamento fanno sì che il menù sia composto sempre dagli stessi piatti. Anche ieri l’organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico con sede a Parigi non si è smentita e ha ribadito questa volta a Roma che la priorità è la riduzione delle tasse sul lavoro e non l’Imu. Una richiesta che i tecnici reiterano da anni senza aver mai formulato una sola proposta degna di essere considerata in un qualunque programma di governo. Ma l’Ocse è un centro di pensiero e non di azione così bocciando la proposta del Pdl di dare un segnale forte di cambiamento di politica fiscale del governo Letta ha messo il dito su un ulteriore elemento di divisione della maggioranza esile che sta cerdandi di portare il Paese fuori dalla crisi. Una L'Ocse non usa tanti giri di parole e lancia un messaggio chiaro al governo italiano e in particolare al Pdl che nei giorni scorsi aveva messo in dubbio il proprio sostegno all'esecutivo se non avesse abolito l'Imu tout court. Prima bisogna fare "scelte coerenti con l'abbattimento fiscale sul lavoro, poi per le altre scelte bisognera' garantire la copertura", ha sottolineato Pier Carlo Padoan, chief economist dell'organizzazione. Padoan, alla presentazione del Rapporto 'Oecd Economic Survey: Italy 2013', ha aggiunto che "e' necessario avere delle priorita' in presenza di un forte vincolo di bilancio, ai fini della credibilita' del Paese". Di conseguenza, in Italia "e' impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell'imposizione". E' possibile invece l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile dunque un ritocco delle aliquote marginali "senza impatto sulle entrate". Nel rapporto, l'Ocse ribadisce che le altre priorita' per l'Italia sono un'ampia riduzione del debito e il consolidamento delle riforme strutturali. "Per l'Italia", si legge nel rapporto, "la priorita' e' la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico", mentre "i risultati ottenuti grazie alle riforme strutturali devono essere consolidati e sono necessarie ulteriori misure volte a promuovere la crescita e migliorare la produttivita', per rimettere l'Italia sulla strada di una crescita sana". L'organizzazione parigina ha rivisto inoltre al ribasso il Pil italiano: l'economia "potrebbe frenare" nei prossimi mesi e "non dovrebbe iniziare a crescere prima del 2014". Prevista una contrazione del Pil dell'1,5% nel 2013 e una crescita dello 0,5% nel 2014. Si tratta di dati piu' pessimisti rispetto al -1,3% di quest'anno e al +1,3% del 2014, stimati dal governo nel quadro macroeconomico contenuto nel Def, presentato ad aprile. Cattive notizie anche sul fronte del deficit: secondo l'Ocse il rapporto deficit/pil dell'Italia salira' al 3,3% nel 2013 e al 3,8% nel 2014. E a tal proposito Padoan avvisa che se il deficit non scendera' sotto il 3% sara' necessaria una manovra. Nonostante tutto pero' l'Italia potra' uscire dalla recessione gia' nel 2013. Immediata la risposta del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni: il nuovo governo, ha detto, prosegue "con fermezza sulla strada delle riforme strutturali gia' iniziate". Il ministro ha assicurato che entro maggio sara' chiusa la procedura. È da quando l’Ocse stila i suoi rapporti che le ricette per salvare l’Italia sono sempre le stesse. Un po’ come accade con la trattoria di quartiere nella quale abitudine e paura del cambiamento fanno sì che il menù sia composto sempre dagli stessi piatti. Anche ieri l’organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico con sede a Parigi non si è smentita e ha ribadito che la priorità è la riduzione delle tasse sul lavoro e non l’Imu. Una richiesta, quella del taglio del costo del lavoro, che i tecnici reiterano da anni senza aver mai formulato una sola proposta degna di essere considerata in un qualunque programma di governo. Ma l’Ocse è un centro di pensiero e non di azione così, bocciando la proposta del Pdl di dare un segnale forte di cambiamento di politica fiscale del governo Letta ha messo in campo un ulteriore elemento di divisione nella maggioranza esile che sta cercando di portare il Paese fuori dalla crisi. Ma tant’è. L’Ocse non usa tanti giri di parole e lancia un messaggio chiaro. Prima bisogna fare «scelte coerenti con l’abbattimento fiscale sul lavoro, poi per le altre scelte bisognerà garantire la copertura», ha sottolineato Pier Carlo Padoan, chief economist dell’organizzazione. Padoan, alla presentazione del Rapporto «Oecd Economic Survey: Italy 2013», ha aggiunto che «è necessario avere delle priorità in presenza di un forte vincolo di bilancio, ai fini della credibilità del Paese». Di conseguenza, in Italia «è impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione». È possibile invece l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile dunque un ritocco delle aliquote marginali «senza impatto sulle entrate». Nel rapporto, l’Ocse ribadisce che le altre priorità per l’Italia sono un’ampia riduzione del debito e il consolidamento delle riforme strutturali. Consigli anche questi che non brillano per novità. «Per l’Italia, si legge nel rapporto, la priorità è la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico», mentre «i risultati ottenuti grazie alle riforme strutturali devono essere consolidati e sono necessarie ulteriori misure volte a promuovere la crescita e migliorare la produttività, per rimettere l'Italia sulla strada di una crescita sana». L’organizzazione parigina ha rivisto inoltre al ribasso il Pil italiano: l’economia «potrebbe frenare» nei prossimi mesi e «non dovrebbe iniziare a crescere prima del 2014». Prevista una contrazione del Pil dell’1,5% nel 2013 e una crescita dello 0,5% nel 2014. Si tratta di dati più pessimisti rispetto al -1,3% di quest’anno e al +1,3% del 2014, stimati dal governo nel quadro macroeconomico contenuto nel Def, presentato ad aprile. Cattive notizie anche sul fronte del deficit: secondo l’Ocse il rapporto deficit/pil dell’Italia salirà al 3,3% nel 2013 e al 3,8% nel 2014. E a tal proposito Padoan avvisa che se il deficit non scenderà sotto il 3% sarà necessaria una manovra. Nonostante tutto però l’Italia potrà uscire dalla recessione già nel 2013. Immediata la risposta del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: il nuovo governo, ha detto, prosegue «con fermezza sulla strada delle riforme strutturali già iniziate». Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, ha poi incontrato Letta a Palazzo Chigi. Il premier ha confermato che la lotta alla disoccupazione sarà la stella polare del governo. Una preoccupazione giorno per giorno, e inoltre ha annunciato che il tema del lavoro dovrà essere al centro del Consiglio Ue di giugno. Queste politiche, ha ammonito Letta, «non sono in alternativa al rigore», e al mantenimento degli impegni con l'Europa. Ma al presidente del Consiglio preme più di ogni altra cosa abbassare una pressione fiscale «insostenibile a tutto tondo», anche se, contemporaneamente, «bisogna procedere senza rilassamento sui conti pubblici, senza sfasciare i conti pubblici». Le misure correttive per un piano di riduzione fiscale devono avere il consenso delle forze di governo: «Lo decideremo insieme con le forze di maggioranza - precisa Letta - Ho già indicato la direzione di marcia». Gurria ha dato anche qualche consiglio: «Alcune misure come il redditometro fanno aumentare i costi amministrativi destinati a contrastare l’evasione e bisogna chiedersi se tale costo è giustificato».
«Meno tasse sul lavoro Poi si abbassa l’Imu»
L’Ocse boccia il taglio dell’imposta sulla casa E continua a vedere nero: ripresa nel 2014
