Politica

La battaglia sulla casa del Pd

di Giuseppe...

di Giuseppe Sanzotta È difficile trovare qualcuno all’interno del Pd che voglia difendere l’Imu. In fondo anche Bersani, in campagna elettorale, aveva proposto una drastica revisione della tassazione non potendo accodarsi a Berlusconi che, invece, si era spinto non solo a promettere la cancellazione della tassa sulla prima casa, ma perfino la restituzione dell’imposta pagata nel 2012. Promesse sicuramente popolari che avevano fatto breccia nell'elettorato. Lo sanno bene i vertici del Pd che adesso si ritrovano con la questione tra i piedi. Letta non è andato oltre la sospensione del versamento di giugno rimandando a un secondo momento l'esame della questione, Ma Berlusconi incalza: sull’Imu si gioca il futuro del governo. Così adesso il Pd si trova nella difficile situazione di rendere ancora più completa la vittoria del Cavaliere o far saltare il tavolo. Tutto questo con un partito acefalo e una dirigenza travolta dalla fallimentare gestione del dopo elezioni. L’Imu è una bomba nelle mani del Cavaliere, hanno detto sia Cacciari che Occhetto e certamente non sono pochi nel Pd che la pensano come loro. Soprattutto in quell'area ex Pci, che vede la rappresentanza nell'esecutivo ridotta, che si preoccupa per la fine dell'alleanza con Vendola e mal digerisce il forzato accordo con l'eterno nemico. Ma si può staccare la spina? Anche il duro Fassina, adesso la prende alla lontana. Non se la sente di dire un secco no all’abolizione dell’Imu, ma rileva solo la necessità di trovare i fondi forse nella segreta speranza che saranno i bilanci a battere Berlusconi. Inoltre c’è chi parla di ridurre le tasse sul lavoro, oppure di garantire le risorse per bloccare l’aumento dell’Iva. Insomma c’è una strategia di aggiramento dello scoglio, ne è interprete anche la Camusso, nella convinzione che l’eventuale scontro sarebbe devastante. In casa Pd si affrontano i due scenari: si toglie l’Imu, sarebbe la vittoria del Pdl che quello voleva. Al contrario si sceglie di destinare i soldi a scopi diversi, sarebbe la crisi, si andrebbe al voto e il Pd verrebbe accusato di aver fatto cadere l’unico governo possibile e di non aver voluto abolire una tassa odiosa per gli italiani per una questione di principio. Inoltre la questione si inserisce in un partito in cerca di identità. Soprattutto che dovrà darsi da subito un nuovo gruppo dirigente in attesa di un congresso che potrebbe mettere a nudo tutte le contraddizione di una unione a freddo tra anime culturali e storie tanto diverse. È chiaro che si prevede un ricambio, anche generazionale. Ma dietro i grandi vecchi, rottamati o che si sono fatti da parte da soli, c’è ben poco. I giovani bersaniani sono vittime del declino del segretario, anche i cosiddetti giovani turchi vanno in ordine sparso e il tentativo di rinnovare il partito su basi di sinistra è naufragato. C’è poi la parte giovane e radical chic cooptata a Montecitorio e senza solide basi. Così non è un caso se in pista ci sia l’ex ministro Barca, visto con simpatia dall’ex base comunista, se non altro il nome per loro è una garanzia essendo stato il padre un leale collaboratore di Berlinguer. La questione infatti riguarda proprio gli ex Pci e Pds: con un ex Dc a palazzo Chigi può il partito essere guidato da un esponente con la stessa matrice culturale? È forse questo l’ostacolo maggiore per Renzi nonostante il sostegno di D’Alema. Ma il Pd non sembra avere tante altre possibilità. Anche Epifani tirato in ballo in questa fase può essere un traghettatore verso il congresso, non certo il futuro. Stavolta il congresso, più che in passato, potrebbe vedere proprio uno scontro culturale e di impostazione. Non ci sarà un nemico comune a ricompattare e far sorvolare sulle divisioni. Sarà una battaglia culturale di un partito che non si è fuso nelle sue componenti. La questione Imu può essere il primo banco di prova. La prima occasione per verificare se prevarrà la politica del realismo o lo scontro ideologico. Per il momento il Pd è in trincea, prende tempo, fa timide sortite. Ma arriverà il momento della scelta. E non solo si giocherà il futuro del Governo, ma dello stesso partito di sinistra.

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