di Marlowe Se c’è una cosa della quale non abbiamo bisogno è uno scontro Pd-Pdl sull’alternativa tra abolizione dell’Imu sulla prima casa e difesa dell’occupazione. Ne abbiamo avuto un assaggio durante il dibattito sulla fiducia, una porzione più sostanziosa nei comizi del primo maggio, nei quali la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha in pratica definito l’Imu una faccenda che sta a cuore ai ricchi, mentre i lavoratori - e quindi i «più poveri» - avrebbero ben altre priorità. Qualche eco c’è stata anche nella prima audizione in Senato del neoministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Infine ci si è messa anche l’Ocse, affermando che l’Italia non può permettersi di tagliare le tasse, tantomeno sugli immobili. Si tratta dello stesso organismo che meno di un mese fa, l’8 aprile, denunciava l’eccesso di carico fiscale in tutti i Paesi occidentali, con l’Italia al sesto posto. Che nel rapporto "Looking to 2060" del novembre 2012 ha indicato sempre per l’Italia una crescita dell’1,4 per cento l’anno per i prossimi cinquant’anni. Che infine nel 2008 aveva decretato che la recessione italiana sarebbe terminata nel 2009. Ecco, di questi think-tank globali e relativi guru sarà meglio diffidare: il 21 agosto 2008 il Global economist and strategist decision economics, fondato e diretto da Allan Sinai, definì "una banca molto solida" la Lehman Brothers, fallita 25 giorni dopo. E infatti proprio Saccomanni ha definito "poco rilevanti" le stime di ieri dell’Ocse. Meglio dunque lasciar lavorare il governo, che sa benissimo che ogni taglio di imposte dovrà essere compensato o da risparmi o da tagli di spese. Chi agita il dilemma casa contro lavoro ha le idee annebbiate e lo dimostrano proprio i dati di Bankitalia, dalla quale Saccomanni proviene. Nel 2012 il gettito Imu sulla prima casa è venuto in grande maggioranza da contribuenti con redditi tra 10 e 26 mila euro: il 42,37 per cento dei soggetti ed il 36,77 dei versamenti. Subito dopo dai redditi sotto i 10 mila euro (28,10 dei soggetti e 23,31 dei versamenti), e poi tra 26 e 55 mila euro (23,51 dei soggetti Imu e 27,89 dei versamenti). Difficile pensare che in queste tre categorie che rappresentano il 93,98 per cento del totale si annidino rentier e nullafacenti. Ancora la Banca d’Italia, sintetizzando varie statistiche, ha calcolato come gli italiani nel 2012 siano balzati al secondo posto in Europa per prelievo sul mattone: sommando imposte di proprietà, di transazione, sulle plusvalenze e sugli affitti, e assegnando il livello 100 alla Francia l’Italia è a quota 80,9. La Germania è tredicesima con 45,6: i tedeschi pagano per la casa un po’ più del doppio di noi. Ma se guardiamo alla sola imposta di proprietà, l’Imu appunto, dove siamo terzi dietro inglesi e francesi, ecco che in Germania si paga un quarto che in Italia. E questo grazie al fatto che le rendite catastali tedesche sono basate sui valori del 1935, con moltiplicatori che le hanno portate al 15 per cento dei valori di mercato Non solo. Dei settori industriali l’edilizia è quello che ha subito il calo di occupazione più drammatico, il 25 per cento. Ed un quasi pari ritorno al lavoro nero. Dunque la contrapposizione casa-lavoro è solo una trovata ideologica, anzi politica: una bardatura settaria. Il problema serio è trovare le coperture, quantificate in 15 miliardi strutturali l’anno. Il lavoro di Saccomanni è all’inizio, ma sembra che il ministro intenda agire su due fronti: primo, riattivare la spending review, soprattutto sugli sconti fiscali dei quali beneficiano innumerevoli settori che nulla portano nelle tasche delle famiglie né come posti di lavoro. Si tratta di 260 miliardi l’anno per 720 regimi speciali. Secondo fronte, mettere seriamente mano alla valorizzazione e cessione del patrimonio immobiliare pubblico. Si tratta di beni per 330 miliardi, e l’ipotesi è una complessa operazione di swap, cioè di scambio della loro titolarità con la Cassa depositi e prestiti. Questa a sua volta dovrebbe emettere obbligazioni garantite da quel patrimonio, a tassi appetibili anche per intercettare la forte liquidità presente oggi sul mercato, e senza toccare il debito pubblico. Una pratica nella quale, tanto per cambiare, è specialista proprio la Germania con la KfW - la Banca per la ricostruzione equivalente alla nostra Cdp - che emette bond in tutte le valute mondiali a tassi fino all'8 per cento.
Imu o lavoro? Questo il dilemma
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