Politica

Crescita senza sforare i patti Ue

Strategia Il ministro Saccomanni è prudente. Attende la chiusura della procedura di deficit eccessivo all’Italia per recuperare risorse

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni è uomo di struttura. Conosce i meccanismi della formazione del bilancio pubblico e sa, per cultura economica maturata nella Banca d’Italia, che nelle pieghe della contabilità pubblica si possono scovare risorse insperate. Prima però bisogna conoscere e approfondire le carte. Così Saccomanni non si lancia in promesse da marinaio. E sui temi caldi che lo aspettano sceglie una linea attendista. Si fa tutto, non solo consolidamento ma anche rilancio. Dunque crescita e lavoro, garantendo «interventi per dare ossigeno alle famiglie e alle imprese» ma sul rigore dei conti pubblici non si transige. C’è un punto fermo ed è il rispetto di tutti i vincoli di bilancio «con il limite invalicabile del deficit/Pil al 3%» Saccomanni ha una parolamagica che si chiama prudenza perché il cammino è difficile tra la caccia alle risorse per le coperture e il rischio di misure di correzione dei conti pubblici. Le stime che ha sciorinato l’Ocse non sono incoraggianti, prefigurano una manovra di correzione e a questo si aggiungono le risorse necessarier per ridurre l’Imu, fermare l’aumento Iva, rifinanziare la Cassa integrazione e le missioni militari. Saccomanni che i tecnici dell’Ocse li conosce e probabilmente sa che le loro stime sono puntualmente errate non si preoccupa. Per lui conta di più la posizione della Commissione europea orientata a chiudere in tempi brevi, e «in modo positivo per l’Italia», la procedura per deficit eccessivo. È la priorità, indica il ministro, perché avremo un più ampio «margine di flessibilità nel percorso di aggiustamento del deficit e del debito solo una volta centrato questo obiettivo». La chiave per entrare nel bilancio pubblico e manovrare mantenendo i saldi invariati per recuperare fondi è flessibilità. Saccomanni fa un esempio. Archiviata la procedura di deficit eccessivo si potranno «dedurre i cofinanziamenti interni dei fondi strutturali». Una procedura contabile che sbloccherà risorse per gli interventi decisi insieme all’Europa per un totale di 10-12 miliardi. Soldi che immessi nell’economia reale possono attivare un effetto crescita e contestuale miglioramento dei conti pubblici. Un po’ sulla scorta di quanto già avvenuto con l’intervento del governo Monti sui debiti della P.a (del quale l’Ocse non ha tenuto conto) e che avrà «un impatto non trascurabile». E ci saranno poi le misure prennunciate dal Governo Letta, dall'Imu alla riduzione del costo del lavoro, al nodo degli esodati al finanziamento della Cig in deroga, allo stop al previsto aumento dell'Iva. Saccomanni garantisce «un approccio rapido e soddisfacente ai problemi più urgenti». Ma «con prudenza ed evitando passi affrettati». Il governo intende «iniziare un nuovo percorso più orientato alla crescita con azioni decisive per l'aumento del lavoro e della produzione ma farlo richiede tempo per i dovuti approfondimenti». Il messaggio è chiaro. Il Def 2013 è «un documento di transizione e il governo invita i parlamentari ad approvare il documento a saldi invariati» spiega Saccomanni pronto a pesentare una nota aggiuntiva, nei tempi compatibili con la chiusura della procedura di disavanzo fissata per giugno.

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