Fiducia e chapeau all’abilità tutta democristiana del premier Enrico Letta. Malgrado brevi cenni sull’universo, il discorso pronunciato alla Camera aveva come obiettivo la pacificazione tra le forze politiche dopo vent’anni di diffidenza e attacchi. Non casuale forse la vicinanza di Angelino Alfano ed Emma Bonino, «due destini che si uniscono». Questa è la prima sfida del «governo temporaneo di servizio» che farà il tagliando tra 18 mesi dopo le riforme costituzionali. Un governicchio balneare non interessa al neo premier consapevole delle difficoltà in cui versano Paese e politica. Nel suo discorso liberale e solidale l’allievo di Andreatta, sfidando i movimenti populisti, ha sottolineato la differenza tra politica e politiche, ribadendo che per risolvere i problemi servono soluzioni condivise e l’Italia ha bisogno di una lunga stagione di stabilità. Citando Davide, non dimentica amici e nemici: a giugno blocco dell’Imu, dell’aumento dell’Iva e sgravi fiscali agli imprenditori che assumono come chiesto da Berlusconi; onore delle armi a Monti per il rigore premessa della crescita; ringraziamento sentito a Bersani; rassicurazioni al Pd con la promessa di risolvere il problema degli esodati; occhiolino ai grillini con la rivisitazione del finanziamento pubblico e l’eliminazione dell’indennità per i ministri già parlamentari. «Di risanamento si muore», e l’obiettivo immediato è proprio quello di far uscire il Paese dallo stand-by in cui si trova da due mesi. La strada è tracciata, ora servono buonsenso e responsabilità per trasformare le parole in fatti. Oggi Letta inizierà il tour Berlino-Bruxelles-Parigi per incassare la fiducia anche dall’Europa che si traduce in un allentamento dei vincoli e dei paletti imposti in questi tre anni. Grande coalizione non è inciucio, come ha sottolineato un Brunetta statista, ma vuol dire che sull’orgoglio di partito ha prevalso il principio di realtà insieme all’amore per il Paese. «Noi non ci arrendiamo» ha tuonato l’esponente del Pdl rivolto al M5S facendo tornare alla mente Aldo Moro che nel discorso del 9 marzo 1977 sull’affare Lockheed alla Camera, contro i demoproletari avvisò: «Non ci faremo processare sulle piazze». La seconda Repubblica è finita. Con il rivoluzionario Letta stiamo entrando nella Terza. Un’occasione da non perdere.
Un’occasione da non perdere
di Sarina BiraghiFiducia e chapeau all’abilità tutta democristiana del premier Enrico Letta.Malgrado brevi cenni sull’universo, il discorso pronunciato alla Camera aveva come obiettivo la...