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Il Tar manda Ingroia in Val d’Aosta «in attesa di giudizio»

Almeno una settimana di lavoro in Val d’Aosta Antonio Ingroia dovrà farsela. Lo ha stabilito il Tar del Lazio al quale il pm siciliano si era rivolto per chiedere una sospensione del trasferimento...

Almeno una settimana di lavoro in Val d’Aosta Antonio Ingroia dovrà farsela. Lo ha stabilito il Tar del Lazio al quale il pm siciliano si era rivolto per chiedere una sospensione del trasferimento in attesa della pronuncia che lo stesso Tribunale amministrativo darà il prossimo 23 maggio sul ricorso presentato dal leader di Rivoluzione Civile. Ingroia aveva chiesto un periodo di «aspettativa elettorale» in corrispondenza delle ultime consultazioni Politiche per guidare il suo neonato movimento. Dopo le elezioni, il Csm aveva stabilito che il magistrato riprendesse la sua attività in Val d’Aosta, unico collegio nazionale nel quale non aveva presentato la sua candidatura. Ingroia, però, aveva presentato ricorso contro questa decisione. In attesa della pronuncia del Tar, però, il magistrato aveva anche chiesto una sospensione cautelativa per rinviare il trasferimento, che sarebbeo dovuto diventare effettivo giovedì prossimo, il 2 maggio. Il tribunale ha concesso al magistrato altre due settimane di «vacanza», rinviando al 16 maggio il suo ritorno in servizio, ma non ha riscontrato motivazioni per sospendere ulteriormente il trasferimento. «Considerato che si va a fissare in tempi brevi l’udienza per l’esame collegiale della istanza cautelare - si legge nel decreto del Tar - e che gli effetti dell’esecuzione del provvedimento impugnato, concernente la destinazione a sede dove prestare servizio, sono neutralizzabili in tempi brevi in caso di esito favorevole dell’istanza cautelare», non è «plausibilmente ipotizzabile un pregiudizio grave e irreperabile derivante dalla stessa esecuzione». Il Tar, inoltre, ha rilevato la «necessità che l’amministrazione della Giustizia si avvalga comunque, allo stato, della prestazione lavorativa» di Ingroia. Per questo, si legge nel decreto, «anche comparando le contrastanti esigenze», emerge «l’insussistenza del presupposto della estrema gravità e urgenza ai fini dell’adozione di misure cautelari monocratiche». Dal canto suo, Ingroia si è affrettato a specificare che la decisione del Tar non rappresenta una bocciatura in toto del suo ricorso. «Girano voci incontrollate di un rigetto del Tar al ricorso al mio trasferimento ad Aosta» ha scritto il leader di Rivoluzione Civile su Twitter, «ma non è vero. Il Tar decide il 23 maggio». Quanti hanno parlato di rigetto, ha aggiunto, «non hanno verificato la notizia. Bastava una telefonata, hanno il mio numero».

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