Politica

Idv nel caos, Di Pietro commissaria il partito al sud

Defenestrati i segretari in Basilicata, Calabria e Sicilia: «Il loro dissenso è imcompatibile con la linea del partito». Sullo sfondo il duello con Orlando, che vuole rifare la «Rete» e pensa a un’alleanza con Matteo Renzi

Bufera nell’Italia dei valori. O in quel che ne resta. Antonio Di Pietro prende carta e penna e commissaria Basilicata, Calabria e Sicilia. L’ex pm si sente mancare il terreno dai piedi. Sul collo ha il fiato soprattutto del suo portavoce, Leoluca Orlando, che guarda sempre più da vicino il Pd di Renzi. «Era un militante della Rete, lo sapevate?» ricorda il sindaco di Palermo che lancia una sfida a Di Pietro: «Dovranno espellermi, io non me ne vado». E così l’ex pm di Mani pulite commissaria la segreteria regionale di Idv Sicilia, inviando una lettera all’ormai ex segretario regionale Fabio Giambrone, spiegando che la sua posizione di dissenso rispetto alla linea del partito sulla fase congressuale è «incompatibile» col suo ruolo. Nomina due commissari, uno avrebbe già rinunciato all’incarico. Lettere analoghe sono arrivate anche alla Calabria e alla Basilicata. «Credo che l’esperienza di Italia dei valori non possa più continuare in maniera ripetitiva e che l’unica soluzione sia farsi seme di un percorso che veda nascere un soggetto politico aperto al di là degli attuali angusti steccati di questo partito - afferma Orlando -. Serve dar vita a un processo per far nascere un soggetto che sia in grado di dialogare con tutte le forze riformiste espressione del cambiamento e della discontinuità. Se così non fosse, resteranno pochi yes men interessati ad accaparrarsi lo scalpo di Antonio Di Pietro per tentare di assicurare la loro sopravvivenza. È una pratica che non mi interessa e che non interessa al Paese». Detto fatto. Il sindaco di Palermo dà vita al suo nuovo movimento, «La Rete 2018». «L’obiettivo non è quello di cambiare il mondo, ma di attrezzarsi per farlo», evidenzia Orlando. La svolta fa scattare a catena una serie di dimissioni di dirigenti Idv locali in tutta l’Isola. A partire dai segretari provinciali di Palermo, Trapani e uno dei commissari del partito a Catania. Dunque, è rottura tra Orlando e Di Pietro. Se non prima, la sua consacrazione dovrebbe avvenire al congresso di Idv in programma a giugno. Nelle intenzioni del sindaco di Palermo e di Felice Belisario, c’era appunto un nuovo soggetto politico sul modello liberaldemocratico europeo che passasse attraverso le primarie. «Ma non per eleggere dirigenti - spiega ancora Orlando - semmai un’assemblea costituente che intraprendesse un nuovo percorso, in continuazione con l’Italia dei valori ma aperto». Poi il cambio di rotta e la scelta di convocare per giugno un congresso «vecchio stile». «Il mio era l’ultimo tentativo di salvare un partito, non basta togliere il nome di Di Pietro dal simbolo, è una mortificazione per Di Pietro stesso - conclude Orlando -. In Friuli non siamo arrivati all’1%, se ci presentiamo come Idv i nostri interlocutori cambiano strada». La nuova «Rete», come afferma lo stesso «creatore», potrebbe dialogare con tutti, in nome del superamento degli steccati e della fine dei grandi partiti, con analogie ricorrenti alla situazione dell’inizio degli anni ’90 che portò al partito dei sindaci. E anche oggi, come allora, sono in tanti i primi cittadini con cui Orlando potrebbe dialogare: da Ignazio Marino a Roma a Flavio Tosi a Verona, passando per Luigi De Magistris a Napoli, Federico Pizzarotti a Parma e soprattutto Matteo Renzi a Firenze. Ed è proprio Renzi l’interlocutore privilegiato di Orlando, un retino della prima ora che in questi mesi è stato costantemente in contatto con il sindaco di Palermo e che potrebbe diventare un prezioso alleato qualora riuscisse a de-bersanizzare il Pd e a prenderne le redini.

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