Il governo di Mario Monti è finito ufficialmente ieri alle 13 di ieri. L’ex presidente del Consiglio ha passato la campanella al nuovo premier Enrico Letta. Il Professore lascia un Paese in forte affanno sociale ed economico. Il suo unico e vero obiettivo, e cioè calmare la febbre dello spread assicurando ai mercati il raggiungimento del pareggio di bilancio, è stato garantito a costo di tasse e tagli. Di sviluppo nemmeno l’ombra nonostante gli annunci dei ministri del suo governo sulla «Fase due». A furia di seguire la linea di austerità il Paese si è fermato. Ecco un sommario elenco del fatto e del non fatto Spread Il differenziale tra il rendimento dei Btp e quello dei Bund tedeschi è entrato nel menù degli italiani dal giugno del 2011. Monti acclamato come salvatore dei conti pubblici è entrato in carica quando aveva superato quota 500. Dopo il decreto Salva Italia è sceso ma mai vertiginosamente. Le riforme chieste dall’Ue e dalla Bce sono state approvate ma la differenza dopo essere scesa a marzo a 280 punti è risalita a luglio dello scorso anno di nuovo a 500. Semplice la spiegazione: lo spread, lo si è scoperto solo dopo) è influenzato poco da elementi micro (come la situazione politica italiana) e molto da fattori macro (situazione internazionale, strategia delle Banche centrali, e rapporti tra le valute). Non è un caso che il primo calo sostanziale sia avvenuto solo quanto Mr. Draghi ha minacciato di usare il randello anti spread. E che il punto più basso sia stato toccato di recente con Monti sull’uscio e il banchiere centrale giapponese, Kuroda, pronto a inondare il mondo di yen freschi di stampa. Lavoro Doveva essere la madre di tutte le riforme. Quella in gradi convincere gli investitori internazionali a tornare in Italia. La sintesi tra le anime che sostenevano il governo ha prodotto un ibrido senza testa. Poca e comunque complicata la flessibilità in uscita dal lavoro e quasi completamente bloccato l’ingresso dei giovani in azienda. Risultato: la crisi economica ha tolto ogni stimolo anche a chi aveva, nonostante tutto, intenzione di dare lavoro. Disoccupazione giovanile alle stelle. Mai così alta. Legge da rivedere. Pensioni Le lacrime della Fornero erano quelle del «coccodrillo». Le aspettative di vita degli italiani sono in crescita, il sistema previdenziale rischiava il botto e l’innalzamento dell’età e dei requisiti per la pensione aveva un fondamento. Tutto bene tranne un dettaglio: molti lavoratori avevano stipulato accordi per lasciare il lavoro con i propri datori con le vecchie regole. Con l’applicazione delle nuove sono rimasti nel limbo: senza lavoro e senza pensione. Si chiamano esodati e ogni anno le loro fila aumentano. Possibile che nessun tecnico ministeriale o della Ragioneria abbia pensato che cambiando le regole in corsa qualcuno sarebbe rimasto fuori? Effetti collaterali indesiderati. Imu e tasse varie La valanga di imposte che ha falciato i redditi nel 2012 era di impostazione tremontiana. Tutti d’accordo. Ma far fare una scorpacciata ai cittadini tutta insieme proprio non ci voleva. L’Imu,poi, poteva essere applicata con maggiori correttivi che tenessero conto del fatto che si doveva sì tassare il patrimonio ma di fatto non strozzare il mercato immobiliare. Il mattone grande amore dell’investitore italiano è morto. Dossier da rivedere Crescita Vocabolo scomparso dall’agenda Monti. Ci ha provato con decreti ad hoc e grandi dichiarazioni. Inutili. La ricchezza si crea sui territori e sulle imprese. Grandi dimenticati. Il Pil doveva essere l’unico obiettivo dell’esecutivo. Non è stato mai considerato. Nel 2013 se tutto va bene andrà sotto dell’1,3%.
Conti in pareggio. Paese in affanno
L’eredità di Monti alla fine del suo mandato: finanza pubblica risanata Ma il Pil è calato, più disoccupazione, più tasse e meno equità sociale
