Politica

Sei colpi e il sangue Il terrore in diretta

Il racconto del nostro cronista che ha assistito all’attentato: «Ho visto i carabinieri a terra e in un attimo i colleghi che si sono avventati sull’uomo»

Doveva essere una giornata di festa quella di oggi, e anche il tempo era quello giusto, un cielo splendido, neanche una nuvola, un sole caldo e una temperatura di 26 gradi. In tanti hanno approfittato di questa giornata per trascorrerla in pieno centro, nelle piazze più belle della Capitale e nei luoghi più suggestivi di una Roma primaverile. Eravamo tutti in fervida attesa del giuramento del primo governo di Enrico Letta, dopo sessantuno giorni di attesa, di litigi politici, di scontri, di braccio di ferro ad oltranza. E proprio nel momento in cui i neo ministri riuniti al Quirinale giuravano davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una serie di boati hanno rovinato quella festa. Proprio qui sotto, in piazza Colonna, dove si trova il nostro giornale e dove di fronte c’è Palazzo Chigi, la sede del governo del nostro Paese, un uomo distinto, alto, insospettabile, vestito in giacca e cravatta, ha tirato fuori all’improvviso una pistola dai pantaloni e ha sparato sette colpi contro due carabinieri in servizio in questa zona, altamente controllata e sorvegliata. In quel momento in piazza Colonna c’erano tantissime persone, colleghi, fotografi, cameramen pronti ad effettuare i primi servizi, i primi scatti, la prima immagine dei neo ministri al ritorno dal Quirinale per incontrarsi a Palazzo Chigi dove s’è svolto anche un breve Consiglio dei ministri. Erano circa le 11,34. Nel momento in cui sono stati uditi i primi colpi abbiamo pensato che qualcuno stesse esplodendo petardi in segno di festa per la formazione del nuovo governo. Forse avremmo voluto sognarlo davvero. Ma poi le urla e i successivi quattro spari ci hanno immediatamente fatto rendere conto che non eravamo a una sagra ma nella nostra sede di lavoro proprio davanti a Palazzo Chigi dove da lì a poco sarebbero arrivati i nuovi ministri. I nostri occhi non potevano rendersi conto di ciò che stavano fotografando... Immagini indelebili che mai si cancelleranno. Lo senario a cui abbiamo assistito era degno di uno dei migliori film d’azione. Eppure siamo abituati a raccontare fatti raccapriccianti, ma veder colpire una delle zone più invulnerabili della città questa volta ci ha colto effettivamente di sorpresa. Due carabinieri accasciati per terra, uno con tante tracce di sangue intorno, circondato da un gruppetto di militari in servizio che in un istante hanno immobilizzato l’attentatore sbattendolo a terra con la faccia sui sampietrini della piazza. Con il suo sguardo Luigi Preiti, calabrese di 47 anni, residente in provincia di Alessandria (l’uomo che ha fatto fuoco) fissava ancora la sua pistola caduta su quell’asfalto a pochi metri dalla sua faccia come se volesse usarla ancora magari per togliersi la vita come ha riferito a caldo a qualcuno. Tutt’intorno il delirio, gente che scappava dovunque, qualcuno che aveva visto assistito a un «film» così inconsueto era sotto shock e urlava «Via, via, andiamo via. Qui ci ammazzano». Attimi di panico e di autentico terrore. Una signora in lacrime ci ha raccontato di avere temuto il peggio. Quell’uomo con la pistola puntata sembrava volesse fare una strage: «Non credevo ai miei occhi, ma nello stesso momento avevo una gran paura, non sapevo se buttarmi a terra o se fare altro. Alla fine ho seguito la massa delle persone che uscivano dalla piazza. Non credo ancora ai miei occhi. Per me quei due militari erano morti». Un’altra signora che aveva deciso di fare una passeggiata nella piazza con il passeggino si è data alla fuga svoltando per via dell’Impresa. E scappando ha fatto scivolare dal passeggino il suo bambino che si è fatto male ed è stato medicato all’ospedale Santo Spirito. Nonostante tutto quella donna ha dichiarato di essere una «miracolata». In pochissimi istanti la piazza popolata dai tanti curiosi e da turisti che come sempre si fermano qui per ammirare la Colonna Antonina si è svuotata. Chissà quale ricordo porteranno nel loro Paese. In pochi istanti tutti i militari e gli agenti delle forze dell’ordine presenti nella zona «rossa» avevano isolato piazza Colonna e anche alcune vie limitrofe per permettere agli investigatori di poter effettuare i rilievi per cercare di capire con esattezza di cosa si fosse trattato. Si ipotizzava di tutto in un primo momento: dall’attentato a un atto intimidatorio. Insomma, tutte le piste erano aperte. L’uomo non era stato ancora identificato, tanto è vero che all’inizio si era parlato di un egiziano. Scesi di corsa dalla redazione e piombati nella piazza pensavamo che fosse successo qualcosa di ancora più drammatico. Agghiacciante la scena del sangue di uno dei due carabinieri che continuava a fuoriuscire dal collo. Fortunatamente i soccorsi sono stati rapidissimi. Prima una, poi altre due ambulanze sono arrivate sul posto della sparatoria per prestare cure e prelevare i feriti. Tutto in una manciata di secondi. Le notizie che arrivavano poi dall’ospedale ci avevano rassicurato: i due carabinieri non erano in pericolo di vita. Alzato lo sguardo e tornati sul nostro straordinario terrazzo di Palazzo Wedekind ci siamo resi conto che Roma era stata ferita al cuore e che tutto intorno su via del Corso e lungo il perimetro della piazza si era radunata una folla di gente che attonita cercava di capire cosa fosse accaduto. Quelle sirene di auto e ambulanze che squarciavano il silenzio erano stilettate dirette al cuore. Mai come in questo caso forze dell’ordine e soccorritori sono stati tempestivi a testimonianza che comunque i controlli c’erano e sono risultati anche efficienti. In tanti ci siamo tuttavia chiesti come sia potuto accadere un episodio del genere in una zona pressoché impenetrabile e super sorvegliata. Questo purtroppo è un interrogativo al quale non possiamo dare una risposta. Basti pensare a cosa è avvenuto di recente a Boston durante la maratona. Il mondo è in rapida fase di trasformazione. A tutti i livelli. Non potremo mai sapere se la persona che cammina vicino a noi gira armata di pistola o magari nasconde un coltello in tasca. Il nostro Paese oggi più che mai ha bisogno di certezze e di fiducia. Bisogna abbassare i toni e e cercare di non accendere gli animi. Come accaduto. Purtroppo. Le conseguenze a volte possono essere imprevedibili. Una dimostrazione l’abbiamo avuta ieri mattina nel cuore di Roma. In diretta.

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