di Marlowe Perché il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, democristiano come Enrico Letta - i due si sono incrociati spesso a Strasburgo e fanno parte dello stesso influente Club Bilderberg, - considerato una colomba rispetto ad Angela Merkel, entra a piedi uniti nelle vicende italiane definendo "idiozia" il proposito del premier incaricato di chiedere alla Germania un allentamento del rigore? Perché usa termini offensivi, insoliti per la felpata ipocrisia europea? E perché stilando un elenco di paesi che "non si lamentano tutti i giorni e risolvono da sé i loro problemi" cita Lettonia, Estonia, Lituania, Benelux, Portogallo, Irlanda, visto che due di questi (Portogallo e Irlanda) beneficiano di aiuti europei, e almeno tre (Portogallo, Irlanda e Olanda) hanno ottenuto deroghe di vario tipo sul risanamento dei bilanci? Altre domande. Nelle stesse ore la Bundesbank ha depositato un parere legale per la Corte costituzionale tedesca a proposito su una questione-chiave: se il sostegno illimitato della Bce ai titoli di stato del Sud Europa sia o meno illegale. Secondo la Buba lo è, e si tratta in primo luogo di un siluro a Mario Draghi. Ma non solo. Il ricorso è partito da personalità vicine al partito euroscettico Alternative für Deutschland, animato tra gli altri dall'ex presidente degli industriali Hans-Olaf Henkel. Con l'iniziativa della Bundesbank, è l'istituzione più potente del paese a scendere in campo; istituzione vicina alla Merkel, dalla quale il presidente Jens Weidmann è stato nominato dopo avere collaborato con la Kanzlerin in un ruolo di sottosegretario. Ancora. La memoria di Schauble e Weidmann sembra davvero corta, un vizio tipico della Germania di oggi. Il ministro attacca le lungaggini nella formazione del nostro governo: certo riprovevoli, però Schauble dimentica che nel 2005 per la seconda Grande Coalizione tedesca servirono 65 giorni: dalle elezioni del 18 settembre al 22 novembre. Non solo. In quegli anni la Germania bucò abbondantemente i parametri europei sul deficit, incappò (con la Francia) nella procedura d'infrazione e fu graziata da chi? Da Giulio Tremonti, allora ministro del Tesoro e presidente dell'Ecofin, contro il parere della Commissione di Bruxelles. E Berlino l'ha fatta franca una seconda volta nel 2009. Quanto a Weidmann, rimprovera alla Bce di comprare Btp italiani e spagnoli sul mercato secondario: eppure la Buba, con uno stratagemma contabile assorbe regolarmente i Bund tedeschi invenduti. La realtà è un'altra: più che alle virtù di bilancio - certamente superiori da quelle parti - a Berlino si guarda ormai alla politica. La campagna elettorale è iniziata, e la difesa del "contribuente tedesco" è l'argomento più forte che ci sia. La Merkel deve guardarsi non solo dal movimento antieuro ma soprattutto dai socialdemocratici, che hanno anche loro virato a destra. Il margine nei sondaggi non dovrebbe impensierirla, ed è possibile che dopo settembre allenti le briglie. Ma i tedeschi non sono affatto immuni dai problemi: ad aprile l'Indice Ifo di fiducia delle imprese è calato molto più del previsto e per il secondo mese consecutivo. Altrettanto l'export, in discesa dell'1,5 per cento. Le stime sul Pil sono state tagliate allo 0,6 per cento. E soprattutto premono sul business della Germania e delle sue banche i 6,2 milioni di disoccupati della Spagna, i 3,3 milioni della Francia, i tre milioni dell'Italia. È per questo che un falco come il commissario all'Economia di Bruxelles Ollie Rehn, duramente contestato dall'Europarlamento, ha concesso che l'austerity potrebbe essere attenuata. Linea già ufficializzata dal vicepresidente della Bce Vìtor Costancio, e sulla quale Draghi deve glissare almeno fino al taglio dei tassi previsto nei prossimi giorni. Enrico Letta può e deve sfruttare questo cambio di stagione. Per ora non precipitandosi a chiedere la benedizione di Berlino (errore fatale di Monti), ma sfruttando tutte le sue relazioni, in maniera bipartisan, nelle altre sedi e capitali.
Letta non si pieghi alla Germania
di...