La formazione del nuovo governo e la fiducia dei partiti passa attraverso la definizione dei cardini del programma dell’esecutivo. Il braccio di ferro tra Pd e Pdl è proprio per mettere i propri uomini nei posti chiave, in quei ministeri che faranno le scelte fondamentali di politica economica. Il tema centrale questa volta non è la giustizia ma il fisco e in particolare l’Imu. Il Pdl punta ad avere un controllo sulla politica economica con l’obiettivo (guardando alle prossime elezioni) di intestarsi un piano di riduzione delle imposte a cominciare dalla cancellazione dell’Imu. Quindi se il ministero dell’Economia è irragiungibile perché Letta sta pensando o a una personalità della Banca d’Italia (il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni o il vice direttore Salvatore Rossi) o al vicesegretario generale dell’Ocse Pier Carlo Padoan, il Pdl vuole comunque un suo uomo in un posto chiave per presidiare le scelte di politica economica. Ecco quindi in pista Renato Brunetta, economista esperto di conti pubblici ma soprattutto di tagli agli sprechi della pubblica amministrazione. E siccome l’eventuale riduzione delle imposte a cominciare dalla restituzione e abolizione dell’Imu dovrà trovare una copertura, un piano di tagli alla spesa improduttiva troverebbe in Brunetta un esperto già collaudato. Altro tema è quello del lavoro. Letta ma anche il presidente Napolitano lo hanno indicato tra le priorità. Il Pd reclama questa poltrona. In campo l’ex sindaco di Torino Chiamparino e l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu ma anche Carlo Dell’Aringa, esperto del mercato del lavoro. Il futuro ministro dovrà vedersela con il nodo spinoso del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per dare un sussidio alle piccole imprese e ai settori non coperti dala cig ordinaria e straordinaria (artigianato, commercio e servizi). Per il 2013 sono stati stanziati 1,7 miliardi ma non bastano. E i fondi dovranno essere individuati di concerto con il ministro dell’Economia. Serve almeno un miliardo in più. Da affrontare la questione degli esodati. Finora, con la firma del terzo decreto da parte del ministro uscente Elsa Fornero, sono stati salvaguardati 130 mila lavoratori che erano nel limbo di non avere più il salario e di non poter accedere alla pensione. Risolte queste emergenze si affronterà il nodo della disoccupazione. Il Pd e il Pdl sono d’accordo sull’azzerare il prelievo fiscae e contributivo per i neoassunti. La commissione di saggi ha suggerito il credito d’imposta per i lavoratori a basso reddito. Nella scelta dei ministri Letta dovrà non solo valutare le competenze dei candidati ma anche mediare, con il bilancino, individuando quelle personalità che sono più possibile condivise. Alcuni nomi del Pdl come Renato Schifani, Mariastela Gelini e Maurizio Sacconi, potrebbero non essere digeribili a parte del Pd. Diversamente avrebbero più consensi Franco Frattini e Mara Carfagna. Stesso discorso per il Pd. D’Alema agli Esteri o Violante alla Giustizia potrebbero non essere ben accolti dal fronte azzurro. Meglio quindi l’ex sindaco Chiamparino o il renziano Delrio o Dario Franceschini. Alcuni nomi saranno presi dal pool di saggi come Rossi, Gaetano Quagliariello (Pdl) candidati potenziali alle Riforme o Mario Mauro (Scelta Civica) come vicepremier o all’Istruzione. Quasi certa la conferma di Moavero che è molto apprezzato a Bruxelles, agli Affari europei. Allo Sviluppo Economico circola il nome di Corrado Passera, rimasto finora defilato, ma anche di Dario Franceschini. A questo ministero il Pd potrebbe mettere pure l’economista, ex direttore generale della Confindustria, Giampaolo Galli. Ai Rapporto con il Parlamento andrebbe per il Pdl Donato Bruno mentre all’Agricoltura si parla di un ritorno di Paolo De Castro. Resiste la voce della conferma del montiano Renato Baduzzi al dicastero della Salute. Mario Monti potrebbe andare agli Esteri. A fianco di Letta come vicepremier Berlusconi vorrebbe mettere il segretario Angelino Alfano ma c’è chi nel partito spinge per l’attuale capogruppo e ex presidente del Senato Renato Schifani, anche se, come detto prima, non incontrerebbe il favore di tutto il Pd. Nessuna poltrona per Gianni Letta per la vicinanza con il nipote premier. Questo delicato incastro di pedine sullo scacchiere del governo sarà comunque completato in tempi brevissimi. L’obiettivo del premier incaricato è completare la squadra giusto in tempo per la riapertura dei mercati. Un segnale forte in vista del voto di fiducia che dovrebbe arrivare nei primi giorni della prossima settimana, tra lunedì e martedì. Quanto ai numeri ci si muove sul solco di Monti, quindi su un governo snello, 18 ministri di cui 6 senza portafoglio e un numero limitato di sottosegretari. Anche in questo si vuole dare un messaggio di sobrietà e di ridimensionamento dei costi. L’evoluzione della situazione politica è seguita con grande interesse dai media stranieri e dalle cancellerie europee. Tanto più forte e autorevole sarà il nuovo governo, maggiore la capacità di incidere sulle politiche economiche comunitarie. Tra le sfide del nuovo esecutivo c’è di costruire un asse con Madrid e Parigi per strappare a Berlino una maggiore apertura a misure per la crescita.
Pd-Pdl, corsa ai posti chiave
La squadra Berlusconi vuole Brunetta alla regia dei conti pubblici I democratici puntano al ministero del Welfare e agli Esteri