Politica

L’Ue si accorge che di austerity si muore

Rehn e Bce dopo aver creato recessione ora chiedono di rallentare tagli e sacrifici Berlino frena. Schaeuble offende Letta che chiede meno rigore: è una sciocchezza

Ci sono arrivati anche a Bruxelles, ma bastava un libro di economia del primo anno di università per capire che la politica di rigore nei conti pubblici, se troppo esasperata, asfissia l’economia, crea disoccupazione e distrugge ricchezza. Eppure per oltre un anno l’austerity è stato l’unico «verbo» ripetuto come un mantra dalla Cancelliera Angela Merkel e dalla sua corte di ministri e applicato senza riflessione dagli euroburocrati. Che ora hanno cambiato idea. E a ragione. S la corsa al pareggio di bilancio fosse continuata a oltranza con molta probabilità ai lauti stipendi dei funzionari Ue sarebbero mancati ben presto i contributi di molti partner europei costretti dalla cecità tedesca a chiudere i battenti, a dichiarare il fallimento delle loro economie, e di conseguenza dell’intera Unione. Meglio non rischiare. Così, improvvisamente, tra uno studio accademico che ha smentito le tesi dei professori Usa paladini del rigore, e le aperture dei rigidi alfieri dei tagli nei bilanci pubblici, leggi Bce e Fmi, in Europa spira un’aria nuova in tema di fisco e politiche economiche. Già, solo ieri, dopo manovre lacrime e sangue, disoccupazione alle stelle e sistemi economici in fin di vita, il commissario agli Affari economici Olli Rehn ha spiegato che «rallentare il consolidamento è ora possibile grazie agli sforzi fatti dai Paesi in difficoltà, dall’impegno della Bce e dalle politiche di bilancio credibili». Peccato che applicando questa ricetta quello che si poteva fare per peggiorare l’economia è stato fatto con precisione chirurgica. Sarà forse anche sulla base di quest’ultima considerazione che Rehn, per la prima volta, ha cambiato linea e si è lasciato alle spalle il diktat tedesco sui conti pubblici. Risanare con determinazione, ha infatti spiegato, «è stato necessario finora per recuperare credibilità, ma adesso è possibile compiere sforzi meno aggressivi». Ora, ha concluso il commissario, «grazie a questi fattori, abbiamo spazio per una politica di bilancio con una visione più di lungo termine: questo non era stato possibile nel 2010-2011, quando molti Paesi dell’eurozona correvano il pericolo di diventare insolventi o di finire in una spirale di tassi di interesse proibitivamente alti». Certo che tra l’insolvenza dello Stato e la cura da cavallo che ha creato solo in Italia 500 mila disoccupati forse una via di mezzo si poteva trovare. Ma era forse troppo difficile da elaborare per le brillanti menti di Bruxelles, tra i quali sono presenti anche geni della finanza che, per salvare Cipro con la tassa sui depositi bancari, hanno rischiato di far saltare definitivamente il sistema del credito moderno con 500 anni di storia alle spalle. Ma comunque meglio tardi che mai. E ora a spingere per allentare il rigore, primo omicida della creazione di ricchezza ovvero del Pil, si cominciano a intravedere anche le aperture di chi sull’austerità aveva fondato il suo credo come la Bce e il Fondo Monetario. Il vicepresidente della Eurotower Vitor Constancio è stato chiaro ieri spiegando che «gli sforzi dei Paesi sotto pressione per risollevare le sorti dei conti pubblici hanno avuto i loro effetti nella riduzione degli spread fra i rendimenti dei loro titoli di Stato e quelli tedeschi e la netta riduzione del deficit primario di questi paesi, con l’Italia che è già, in termini nominali, in pareggio strutturale, è la dimostrazione degli sforzi di consolidamento già fatti». Così se la strada del consolidamento dei conti deve continuare, certamente dopo quanto è già stato fatto, il ritmo sarà più lento di prima, anche a medio termine». Non è un caso che la Bce si appresti secondo rumors sempre più insistenti a ridurre i tassi di interesse. Tutti d’accordo, dunque, nel puntare ora solo sulla crescita. Tutti tranne loro: i tedeschi. Che con il ministro delle finanze Schaueble hanno subito frenato gli ardori dell’Ue: «È decisivo proseguire con il corso del risanamento». E il collega all'Economia Philipp Roesler ha spiegato come sia «sbagliata» la posizione espressa dalla Commissione. Il rigore non va allentato e Berlino «resterà sempre sulla posizione» sulla necessità di risanamento e riforme. Berlino stronca subito con frasi al vetriolo anche le intenzioni del nuovo premier incaricato Letta, che aveva detto di voler rinegoziare la ricetta a base di rigore in Europa. «Il problema in Italia è stata l’irritazione dell’economia per i ritardi nel formare il governo. Scaricare sugli altri i propri problemi è comprensibile umanamente, ma è una sciocchezza». Ora si aspettano con ansia le elezioni tedesche.

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