di Giuseppe Sanzotta Sembra uno scherzo della storia, proprio oggi, 25 aprile, potrebbe prendere corpo un governo composto dai due raggruppamenti che si sono avversati per quasi 20 anni. In una data che dovrebbe rappresentare simbolicamente la nascita di una nuova Italia, la fine di una guerra civile o di liberazione (ognuno la chiami come vuole) che aveva messo in ginocchio il Paese e creato odio profondo. Quel giorno non ci fu una pacificazione, ancora oggi non c'è una memoria condivisa, ma fu comunque il punto di partenza di una Nazione che seppe reagire e fare dell'Italia una potenza industriale. Certo adesso c'è la crisi, ma appunto per questo servirebbe una spinta nuova e una collaborazione tra le principali forze organizzate del Paese. Sarebbe il caso di ricordarlo proprio oggi a 68 anni da quella data. Ricordiamolo quel giorno. C'era chi festeggiava in piazza, i vincitori nella parte dei buoni e per questo autorizzati a compiere anche atti di giustizia sommaria. I vinti in fuga con il peso delle vecchie atrocità e accusati di essere i soli cattivi. Si sa la storia la scrivono sempre i vincitori che sono sempre i giusti, rappresentano il bene. Il male è degli sconfitti. Detto questo in generale, però non si può non ricordare che la fine della seconda guerra mondiale liberò la Germania e l'Europa dalla feroce dittatura nazista. Mise fine a una atroce ideologia, all'occupazione militare di nazioni, all'infamia dei campi di sterminio. L'Italia fascista si trovò alleata con i nazisti e ne condivise alcune responsabilità. Fu una scelta o una necessità? Lasciamo agli storici il dibattito. Ma in quella primavera si posero le basi per la democrazia, si crearono almeno in una parte dell'Europa le condizioni per una convivenza pacifica, per la collaborazione, fino a coltivare il sogno di una sola grande nazione. A distanza di tanti anni sarebbe bello ricordare la sconfitta della dittatura e dell'idea della guerra. Forse questo potrebbe portarci a considerare quello come un giorno da ricordare e da festeggiare tutti. Perché la democrazia pur con tutti i suoi difetti è il solo ordinamento che può garantire a ogni cittadino la libertà. Per far questo ci vorrebbe appunto una memoria condivisa. E così non è stato e non è. Per molti anni e forse ancora oggi, una parte del Paese, che ritiene di essere erede dei vincitori di quella guerra, non ha mai voluto condividere questo compleanno. Anzi ha ostacolato, considerandole delle intrusioni, i tentativi di voler partecipare alla festa dei presunti eredi degli sconfitti. I movimenti antifascisti che davano patenti, autorizzavano ed escludevano, oltre naturalmente i nostalgici e quanti si sono messi fuori dalla storia, hanno creato uno steccato. Che non troviamo solo nelle manifestazioni, ma si perpetuano anche in altre mille occasioni. Creano diffidenza, talvolta perfino odio. Hanno impedito a questo Paese di avere una vera coscienza nazionale, quella che antepone l'Italia a tutto il resto. Sarebbe bello sentire nei momenti di difficoltà qualcuno dire, prima di tutto sono italiano. Se così fosse forse avremmo fatto più strada, e considerando le nostre capacità, avremmo risolto prima di altri la nostra crisi. Invece la parte ha preso il sopravvento sul tutto. Sarebbe bello pensare che da oggi possa nascere una storia nuova del Paese. Non solo per ricordare i punti di partenza della nostra democrazia, doverosi celebrarli come del resto accade ovunque, ma per cercare un spirito nuovo. Partiti rivali devono trovare il coraggio di collaborare, senza annullare le differenze, ma con una base comune: siamo italiani e vogliamo il benessere dei cittadini. In altre nazioni il passato è elemento di coesione nazionale, da noi è stato spesso invece elemento di divisione che ha anche pesato sul presente. Forse è il caso di mettere da parte tutto questo. Piaccia o no la nuova Italia è nata il 25 aprile. E questa nuova Italia è di tutti i cittadini, che siano di destra o di sinistra. Le bandiere del 1945 sono state ammainate. Quelle sconfitte per sempre quel giorno e quelle comuniste (allora trionfanti) sconfitte dalla storia qualche decennio dopo. Chissà se i nipoti dei protagonisti di quegli anni potranno vedere o costruire un'Italia veramente nuova? È questo l'augurio per un 25 aprile che sia veramente di festa e di buon auspicio e che sventoli la sola bandiera rimasta intatta da quel giorno: il nostro Tricolore.
Nuovo valore per il 25 aprile
di Giuseppe...