Politica

Il lavoro prima di tutto e una nuova legge elettorale

Le priorità L’agenda dell’Esecutivo c’è già: sul tavolo misure per creare occupazione e riattivare il credito alle imprese

Riforme costituzionali «necessarie per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il sistema di bicameralismo paritario che ha bloccato il Paese, una legge elettorale di quella che ha fino per bloccare la situazione». Poi l’occupazione perchè «il lavoro non c'è, le imprese chiudono, la povertà cresce e i giovani vanno via dall'Italia». Nel breve discorso con cui ha accettato l’incarico, Enrico Letta ha già fissato i due pilastri di quello che sarà il programma del governo, se otterrà la fiducia dal Parlamento. Il premier incaricato si pone quindi subito nel solco tracciato dal Capo dello Stato che nel lungo intervento di fronte alle Camere riunite per il suo insediamento, ha indicato la strada da seguire. Come per Napolitano anche per Letta le priorità sono una nuova legge elettorale e interventi a sostegno dell’economia. «Il primo importante impegno è dare risposte a queste emergenze enormi e insopportabili» ha sottolineato Letta. Il documento messo a punto dai saggi scelti da Napolitano per mettere nero su bianco le priorità del Paese, indica ben 32 proposte ma come ha fatto notare l’economista Tito Boeri non c’è una distinzione tra le misure di emergenza, quelle congiunturali e gli interventi strutturali. Il nostro Paese è avviato nel 2013 a vivere il sesto anno di una crisi pesantissima che ha messo in ginochio molte famiglie. I primi tre mesi di quest’anno hanno riportato indietro l’orologio al primo trimestre del 2009 che fu dramatico. Quindi per evitare una spirale recessiva occorre attuare una serie di misure di rilancio dell’economia. Il Def, il documento di economia e finanza, ha però già sbarrato la strada all’ipotesi di togliere l’Imu dal 2015 facendo diventare definitiva un’imposta che doveva avere durata transitoria. Il Pdl ha già detto che il programma del nuovo governo dovrà essere coerente con i punti indicati in campagna elettorale; ovvero la crescita, via l'Imu, restituzione dell'Imu, riforma della giustizia, riforma dell'architettura costituzionale, semplificazione burocratica, detassazione per i nuovi assunti. Anche il Pd detta le sue condizioni. Il responsabile economico Stefano Fassina puntualizza le «risposte che il nuovo governo deve dare alle emergenze economiche. Ovvero: il finanziamento della cassa integrazione in deroga, la soluzione alla drammatica situazione degli esodati, la cancellazione dell'aumento dell'Iva, la proroga dei contratti a termine in scadenza nelle pubbliche amministrazioni, la revisione dell'Imu, l'allentamento del Patto di Stabilità interno. Sul tavolo della squadra di Letta c’è l’accelerazione del rimborso dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese e l’entrata a regime del termine obbligatorio di 30 giorni per i pagamenti. Dal punto di vista meramente operativo si tratta di riuscire prima a smaltire la montagna di debiti accumulati nel corso degli anni, nel rispetto dei parametri del Fiscal Compact. Con l’operazione di inizio aprile si sono di fatti sbloccati 40 miliardi di euro che vanno a impattare sul rapporto tra deficit e PIL portandolo dal 2,4% al 2,9%, poco sotto il limite imposto dal patto del 3%. Il tutto in un’ottica di uscita entro il mese di maggio dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. C’è poi il problema dell’erogazione del credito che va incrementato per dare ossigeno finanziario soprattutto ale piccole e medie imprese a secco di liquidità. A questo va associato, come indicato nel documento dei saggi, un utilizzo più intelligente delle risorse derivanti dai fondi strutturali dell’Unione Europea che generalmente finiscono inutilizzati a causa dei maccanismi pachidermici delle amministrazioni locali. I saggi hanno sottolineato al ruolo di propulsione dell’Expo 2015 di Milano che potrebbe avere un forte impatto sulla crescita economica del Paese con una visibilità unica al mondo, per certi versi parificabile a un’olimpiade. Nel documento si parla anche di un potenziamento del settore turistico, «altrimenti - si legge nel documento - l’impatto di immagine dell’Expo, con strutture ricettive inadeguate, rischierebbe di diventare un boomerang».

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