Politica

Il Cav promette fedeltà al governissimo

Berlusconi incontra al Quirinale Napolitano per le consultazioni «Serve un esecutivo forte e non di passaggio. Il Pdl lo sosterrà con lealtà»

Lunga vita al governissimo. Uscendo dall’incontro col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi - che ha guidato la delegazione del Pdl al Quirinale per le consultazioni - ribadisce una linea predicata sin dal primo giorno dopo le elezioni e che sta per trovare compiuta attuazione: un Capo dello Stato condiviso (Napolitano, appunto) e un governo di larghe intese. Dopo aver portato a casa la partita del Quirinale, Berlusconi ribadisce così a Napolitano la necessità di un governo politico di larghe intese. Una posizione completamente aderente ai concetti espressi dallo stesso Presidente della Repubblica lunedì nel corso del proprio discorso d’insediamento alle Camere. Il Pdl sarà leale e responsabile e farà fino in fondo la propria parte, assicurando il proprio sostegno al nuovo presidente del Consiglio incaricato. Chiunque sarà. Berlusconi lo ribadisce chiaramente dopo aver incontrato il Capo dello Stato insieme al segretario Angelino Alfano e ai capigruppo alla Camera e al Senato Renato Brunetta e Renato Schifani, «Aspettiamo che il Presidente decida a chi affidare l’incarico e noi a quel punto cercheremo di dare il maggior sostegno possibile a chi sarà il presidente del Consiglio incaricato», spiega il leader del Pdl. «Abbiamo confermato la nostra posizione - prosegue il Cavaliere - la necessità che ha il Paese, data la crisi in cui si trova, di un governo forte, che possa prendere provvedimenti importanti e che non sia un governo di passaggio, ma che possa essere un governo duraturo, fondato su un accordo tra le forze politiche democratiche che sono in campo». Una posizione in ogni caso lungamente meditata. Dopo il lungo vertice a cena di lunedì, ieri a pranzo Berlusconi ha infatti riunito nuovamente lo stato maggiore del Pdl per vagliare tutte le ipotesi in campo: Enrico Letta, Giuliano Amato, Matteo Renzi. Il Dottor Sottile resta il preferito a Palazzo Grazioli, ma incontra ostacoli apparentemente insormontabili: Pd e Lega da sempre si dicono contrari. Il Carroccio starebbe all’opposizione in un eventuale governo amato, mentre valuterebbe l’appoggio esterno in altri casi. Così lunedì sera nella sala grande di Palazzo Grazioli - spiegano da via dell’Umiltà - l’ex premier e i maggiorenti azzurri avevano analizzato l’ipotesi che, dietro una proposta dei democratici, il Colle possa affidare l’incarico a Renzi. Un nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela: «È prematuro, attendiamo di capire quali sarebbero le condizioni - è stato il ragionamento lunedì in tarda serata - non vorrei fosse l’ennesimo tentativo di una parte del Pd di bruciare un loro uomo o di sparigliare per andare al voto». Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici Pdl, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare l’impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a Palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del rottamatore di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile appoggiare un governo guidato dal futuro sfidante del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare - ribadita peraltro a Napolitano - è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito - come avviene ormai da settimane - si confrontano due linee: quella più radicale dei falchi - più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi - e quella «trattativista» delle colombe, che spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. A giudicare dalle parole del Cavaliere, sono state le colombe e il senso di responsabilità a prevalere: Berlusconi mantiene il punto per far nascere un esecutivo per rilanciare crescita e sviluppo, purché si tenga conto delle richieste - gli otto punti - del Pdl. Su questa linea ci sarebbe stata, per la prima volta, la convergenza dei falchi. La linea dunque non cambia: «Siamo e resteremo responsabili, serve un governo politico, forte e duraturo, che realizzi le riforme necessarie e ci porti fuori dalla recessione economica». Ed è quello che Berlusconi ha ripetuto a Napolitano. Una cosa è certa: il Cavaliere non perde il consueto senso dell’umorismo. Lunedì a cena i suoi fedelissimi gli hanno «notificato» l’unica «indagine a suo carico» che l’ha fatto ridere a crepapelle. In rete - gli hanno fatto notare - gira una specie di avviso che lo riguarda: la sua fotografia e la scritta «Ultim’ora: Berlusconi indagato per strage! Ha fatto fuori tutti i segretari del Pd dal 1994 ad oggi».

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