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Crolla il modello Sicilia di Crocetta. I grillini: «Vuole l’inciucio con il Pdl»

Gaetano Mineo Hanno occupato per tre giorni le sedi del Partito Democratico in Sicilia. Oggi scenderanno in piazza in tutte e nove le province delusi perché «il gruppo dirigente degli ultimi vent’an...

Hanno occupato per tre giorni le sedi del Partito Democratico in Sicilia. Oggi scenderanno in piazza in tutte e nove le province delusi perché «il gruppo dirigente degli ultimi vent’anni ha fallito». È la voce unanime dei circa 4 mila Giovani Pd da giorni sul piede di guerra contro il «governissimo». Tra i membri della direzione regionale c’è anche l’assessore alla Formazione della Giunta Crocetta, la ventinovenne Nelli Scilabra. «Non siamo percepiti come una forza di cambiamento - chiosa il segretario regionale dei Gd, Salvo Nicosia -. E questo è un problema che riguarda tutti: bersaniani e renziani, giovani e vecchi». E così per il ventinovenne, «tutti i circoli si mobilitano per chiedere un cambio di rotta al Pd». Un tam tam da Palermo a Catania, Da Siracusa a Trapani. Il mirino è sempre puntato su Roma. «Auspichiamo che il Pd confermi e rafforzi l’impegno per la nascita di un governo per il cambiamento, per le riforme e per il lavoro», chiedono i Gd a gran voce ammiccando i grillini. Infatti, per i «baby-democrat», il governo dovrà avere «primo fondamento nelle forze parlamentari che si candidano a rappresentare il cambiamento stesso a partire dal M5S». La rivolta dei Gd è partita da Catania, una delle prime città italiane, che ha visto occupate dai militanti le segreterie di partito. Uno scenario in cui il Pd si è frantumato sul muro dei franchi tiratori. «Non possiamo addossare tutte le colpe a Bersani, in quanto si è trovato a governare l’ingovernabile», afferma Prospero Crimi, responsabile organizzativo dei Gd. La rabbia è più che viva tra i giovani. Addirittura plaudono al Cavaliere. Daniele Sorelli dell’esecutivo nazionale: «Il 60% degli elettori ha premiato Berlusconi e Grillo per la nettezza delle proposte, noi le nostre non siamo riusciti a spiegarle». Intanto, si scatena un terremoto sulla maggioranza che sostiene il governo Crocetta e, allo stesso tempo finisce, la luna di miele tra il governatore e i grillini. In sostanza, muore sul nascere il tanto decantato «modello Sicilia». Il colpo letale lo dà il M5S. «Anche in Sicilia ormai il modello è quello dell'inciucio Pd-Pdl. Il governo Crocetta ha preso una strada di rottura col MoVimento. La rivoluzione di Crocetta è finita prima di cominciare». Inequivocabili le parole dei 15 deputati 5stelle all’Assemblea regionale siciliana. Crocetta replica: «Sono veramente dispiaciuto per le affermazioni del MoVimento 5 Stelle rispetto a presunte rotture con loro. Il dialogo per me è sempre aperto, con M5S e con tutti i gruppi parlamentari, un dialogo sui fatti, sui contenuti, sui valori e sull’obiettivo comune di fare rinascere la Sicilia e farla uscire dalla situazione drammatica che vive». Lo scenario politico si fa sempre più confuso. La maggioranza del governatore sembra franare. Prova ne è che il Pd respinge l’accelerazione del segretario regionale Udc, Gianpiero D’Alia, secondo il quale «siamo in una fase politica dove c’è la necessità di un governo di larghe intese a Palermo come a Roma». Siamo solo agli inizi.

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