Politica

«Governo di scopo e poi al voto»

«Riformiamo la legge elettorale e ridiamo la parola ai cittadini»

Onorevole Lara Comi, chi sono i vincitori e gli sconfitti della battaglia sul Quirinale? «Non ce ne sono. L’importante è che si sia trovata la soluzione migliore. Ora è necessario accelerare: subito un governo di larghe intese che parta dai punti indicati dai saggi». La vostra linea sembra quella di non infierire sul Pd. «Io non approfitto mai delle disgrazie altrui. Di certo le difficoltà del Pd sono un problema anche per noi. Non sappiamo con chi dialogare. Il rischio è che l’estrema sinistra torni a recitare un ruolo egemone. Mi conceda una battuta: il nostro slogan è che l’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia. Non so se a parti invertite sarebbe avvenuta la stessa cosa». Il Pd le sembra in grado di reggere un governo di larghe intese? «In questo momento i Democratici sono in confusione. La chiusura della Bindi a un governo di Letta lo testimonia. Ma un esecutivo politico è necessario. Non si può tornare ai tecnici, non foss’altro perché Monti si è fatto un partito e si è schierato. Ci vuole un governo forte che comprenda tutte le forze politiche. Mi piacerebbe se ci fossero anche i grillini». Non considera il M5S un pericolo per la democrazia? «Il vero problema è che continuano a nascondersi dietro la protesta senza mai fare una proposta. Pensi alla conferenza stampa di Grillo. Vuole aiutare le imprese ma non dice come, invoca il reddito di cittadinanza ma non ne indica il finanziamento». C’è un modo per coinvolgerli? «Basterebbe che accettassero il dialogo. Democrazia significa decidere a maggioranza. Non si può gridare all’inciucio ogni volta che c’è un accordo. Io non ho niente da eccepire sulla figura di Rodotà, ma non si può imporre una propria decisione. Anche a noi del Pdl sarebbe piaciuto proporre una nostra personalità, ma poi abbiamo accettato il compromesso. Non c’è altra via d’uscita». La convergenza su Napolitano riavvicina il Pdl all’Europa? «Intanto ringrazio il Presidente. Tutto il mondo ha capito la portata del suo gesto, le dichiarazioni di Obama lo testimoniano. Per quanto riguarda il Pdl, noi non siamo mai stati lontani dall’Europa. Mettere in discussione l’austerità e i veti tedeschi non significa andare contro l’Ue». Il voto ora è più lontano? «Quello che nascerà sarà in ogni caso un governo d’emergenza. A cui spetterà cambiare la legge elettorale e portare a termine qualche importante riforma economica. Fatto questo, sarebbe meglio tornare subito al voto, magari anche prima delle Europee del 2014». Berlusconi esce rafforzato dall’ultima settimana? «Credo che ad aver vinto sia stata la sua proposta di passare all’elezione diretta del capo dello Stato. Forse si sarebbe risparmiato il caos di questi giorni. Anche il modo in cui Napolitano ha interpretato il mandato dimostra la centralità del suo ruolo. Lo scelgano i cittadini». Il dibattito sulla leadership del Cav è definitivamente archiviato? «Il problema del Pdl non è mai stato la testa, ma la base. Non importa se Berlusconi alle elezioni sarà ancora candidato premier, anche se io credo e spero di sì. Bisogna ristrutturare il partito a livello territoriale, c’è bisogno di maggiore organizzazione. La leadership, vedi l’ultima campagna elettorale, funziona perfettamente».

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