Achille Occhetto, 27 marzo 1994. Francesco Rutelli, 13 maggio 2005. Walter Veltroni, 13 aprile 2008. In mezzo una serie di segretari di partito che va da Piero Fassino a Pier Luigi Bersani, passando per Dario Franceschini. Tutti inesorabilmente caduti sotto i colpi della «maledizione di Silvio Berlusconi». Una vera e propria «strage» destinata a non finire. Almeno fino a quando il Cavaliere non deciderà di ritirarsi a vita privata dedicandosi ai propri nipoti. Altro che Matteo Renzi, è Silvio il vero «rottamatore» del centrosinistra. Al punto che qualche anno fa il centrodestra aveva addirittura creato un gadget per celebrare l’eccezionale longevità del proprio leader legata all’altrettanto eccezionale caducità di quelli altrui. Un matrioska con all’esterno Berlusconi e, dentro, Giuliano Amato (premier dal 25 aprile 2000 all’ 11 giugno 2001), Massimo D’Alema (21 ottobre 1998 - 25 aprile 2000), Romano Prodi (17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998 e 17 maggio 2006 - 6 maggio 2008), Lamberto Dini (17 gennaio 1995 - 17 maggio 1996). Fa un certo effetto pensare che Dini sia poi passato al Pdl diventandone senatore. Così come fa un certo effetto pensare che Amato e D’Alema siano due candidati che il Cavaliere avrebbe gradito, e molto, come successori di Giorgio Napolitano (il nome del primo circola ancora come possibile premier di un governo del Presidente). Pentimento tardivo dopo averli «rottamati»? Alla contabilità, forse, andrebbe aggiunto anche Stefano Rodotà. Che è pur sempre un esponente di spicco del centrosinistra (è stato presidente del Pds tra il 1991 e il 1992). E che ieri è stato «affondato» nella battaglia fratricida con Re Giorgio. Mentre un discorso a parte meritano Franco Marini e Romano Prodi. Sul primo il Cavaliere è incolpevole visto che l’ex presidente del Senato è stato sacrificato dal suo stesso partito. Ma deve dargli una certa soddisfazione l’essere riuscito a sopravvivere politicamente a quello che è quasi un coetaneo (Marini è del 1933, Berlusconi del 1936). La rottamazione del secondo, invece, è un sogno che all’improvviso si realizza. Una sorta di terapia psicanalitica per esorcizzare un complesso vecchio di anni. Perché fino a venerdì sera il Professore, pur reduce da due fallimentari esperienze governative, era l’unico leader della sinistra capace di sconfiggere Silvio alle urne. Una sorta di fantasma che è tornato a materializzarsi quando Bersani ha deciso di distoglierlo dagli impegni africani per richiamarlo in servizio attivo permanente. Non a caso alla vigilia dell’elezione del Capo dello Stato, Berlusconi aveva posto un unico veto: tutti tranne il Professore. Paura di perdere ancora? Forse. Magari più la consapevolezza che, con Prodi al Colle, il rischio di una deriva anti-berlusconiana era altissimo. La fine è nota. E oggi il Cavaliere può aggiungere alla propria bacheca anche la «testa» dello storico nemico. Che di certo si godrà i prossimi anni di pensione osservando, da lontano, le vicende italiche. Non solo, la mesta fine prodiana ha generato un immediato effetto domino che ha travolto, oltre a Bersani, anche Rosy Bindi. Cioè la donna che Berlusconi, attirandosi le ire dell’universo femminile, ha sempre descritto ironicamente come «più bella che intelligente». Un trionfo oltre ogni aspettativa. E pensare che la lista non è ancora finita. Perché se queste sono le «vittime» mietute nell’area democratica, altre si trovano all’esterno. I ribelli del centrodestra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, ad esempio, sono ormai condannati all’irrilevanza politica. Così come Fausto Bertinotti e Antonio Di Pietro. A ben vedere gli unici che ancora resistono, pur con le loro difficoltà (vedi alla voce Antonio Ingroia ndr ), sono i magistrati. Che tutt’altro che rassegnati continuano a cercare in tutti i modi di «affondare» il Cavaliere. Potesse scegliere, probabilmente, il Cav baratterebbe la vittoria nei confronti di Prodi con una, ben più utile, contro Ilda Boccassini. Non a caso su Twitter e Facebook è già partito il tormentone: dopo la fine di Bersani ora «Ilda la rossa» indagherà ancora Berlusconi. Per strage.
Anche Pier Luigi colpito dalla «maledizione» di Silvio
Rottamati Dal 1994 ad oggi Berlusconi ha archiviato tutti i leader della sinistra: da Occhetto a Rutelli, passando per Prodi e Veltroni
