Politica

Vendola fiuta la trappola e «marchia» i suoi voti

Cinquanta voti in più. Appena il presidente della Camera Laura Boldrini legge i risultati del quarto scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato due dati attirano subito l’attenzione: il crollo di...

Cinquanta voti in più. Appena il presidente della Camera Laura Boldrini legge i risultati del quarto scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato due dati attirano subito l’attenzione: il crollo di Romano Prodi e l’ascesa di Stefano Rodotà. Cinquanta voti sopra la soglia dei 163 grillini «a disposizione». E subito sul banco degli imputati finiscono Nichi Vendola e i grandi elettori di Sel. Dopotutto, è il ragionamento fatto all’interno del Pd, hanno sempre votato Stefano Rodotà. È chiaro che hanno tradito. Bastano pochi minuti e la voce comincia a circolare in Transatlantico. Sufficiente per spingere Vendola a presentarsi subito davanti alle telecamere. «Noi abbiamo votato per Romano Prodi - assicura - e i nostri voti sono riconoscibili perché sulla scheda abbiamo detto ai nostri parlamentari di scrivere "R. Prodi"». Insomma, Sel ha fiutato la possibile trappola e si è cautelata. E mentre il Pdl si scaglia contro una scelta che, rendendo riconoscibile il voto, viola l’articolo 83 della Costituzione (l’elezione del Capo dello Stato «ha luogo per scrutinio segreto» ndr), arrivano conferme anche dai Democratici. «I loro voti ci sono tutti - spiegano -. Ce ne sono addirittura 2 in più». «Se qualcuno vuole rimestare nel torbido sta sbagliando - prosegue Vendola -. Per Sel è stato un grande sacrificio rinunciare al voto per Rodotà perché non l’abbiamo mai considerata una candidatura di bandiera. Rodotà ha una delle più belle biografie dell’Italia repubblicana e ancora fatichiamo a capire perché la proposta il Pd non l’ha voluta accettare». E conclude: «Si è aperta una divaricazione. Quella che porta il Pd a guardare a destra verso il governissimo e sulla retorica del "senso di responsabilità" e dall’altro lato la possibilità di sbarrare la strada al governissimo. Noi abbiamo scelto Prodi per bloccare l’alleanza tra Pd e Pdl». Per questo, secondo il leader di Sel, non c’è alcun dubbio. L’unico modo per uscire dall’angolo e convergere tutti sul nome di Rodotà. Impresa tutt’altro che semplice, visto che il nome dell’ex garante ha sempre spaccato i Democratici. Ma forse, giunti a questo punto, è l’ultimo dei problemi.

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