Era in volo dal Mali, dove si trovava per il suo incarico di inviato speciale dell’Onu, per tornare in Italia. Ma la notizia della sua bocciatura lo ha colto a Parigi, in una tappa di trasferimento verso Roma. Una notizia che Romano Prodi non si aspettava assolutamente. Certo la situazione del partito Democratico non lo incoraggiava a grandi speranze ma uno «schiaffo» così forte davvero il Professore non se lo aspettava. L’ipotesi che gli era stata prospettata era quella di un passaggio a vuoto alla quarta votazione, arrivando a una quota fra i 450 e i 470, per raggiungere il «numero magico» delle 504 preferenze in quella successiva di oggi con i voti dei montiani. Che il Pd immaginava di convincere durante la notte. Tutto invece è sfumato in poche ore. Romano Prodi ha preso un’ora di tempo e poi ha annunciato il ritiro della sua candidatura. «Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita – ha spiegato in una nota – Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto». Spiegando, poco dopo, di riferirsi «ai franchi tiratori e a chi ha armato la loro mano». Eppure il Professore sembrava davvero il nome sul quale il Pd potesse ritrovare un briciolo di unità. Ieri mattina Pier Luigi Bersani aveva incontrato i gruppi parlamentari prima dell’inizio delle votazioni a Montecitorio proponendo proprio il nome dell’ex premier. Sul quale, per alzata di mano, si era schierato tutto il partito. Una scelta comunque difficile, perché sconfessava la scelta fatta con Franco Marini di un Presidente della Repubblica che coinvolgesse la maggior parte dei partiti. E che ha provocato la reazione rabbiosa di tutto il centrodestra. Un fatto messo in conto da Pier Luigi Bersani con la convinzione però che con l’ex premier la partita del Quirinale fosse finalmente vincente. Invece, nello spazio di un pomeriggio, la candidatura è stata bruciata. «Il voto si commenta da solo, come in altre occasioni Romano è stato tradito dai suoi, è stato tradito un'altra volta» è stata la reazione del fratello Franco Prodi al programma «La Zanzara» su Radio 24. «È un male per il paese, perché Romano è l'unica persona che ci poteva tirare fuori da questa situazione drammatica – ha proseguito – Ora sono gli altri che devono pregarlo di restare. Romano ha lasciato la politica da tempo se l'Italia ha bisogno di lui lo deve chiamare con la dignità e il rispetto, non con questi giochi. Dopo oggi la gente non darà più fiducia al Pd». Amaro anche il commento di Matteo Renzi, comunque additato tra coloro che avrebbero affossato la candidatura del Professore. Accuse che il sindaco di Firenze ha respinto nettamente: «Mentre su Marini molti avevano detto con chiarezza "Non lo voteremo", oggi il segretario del Pd ha chiesto per l'unità del partito di offrire la candidatura di Prodi. Tutti hanno detto sì, hanno fatto l'applausone, ma molti hanno fatto il giochino dei franchi tiratori». Ma c’è stato anche chi, nel Partito Democratico, subito dopo il risultato del voto del quarto scrutinio, ha sperato ancora che Romano Prodi potesse restare. Come Matteo Orfini: «Secondo me domani dobbiamo fare un altro tentativo con Prodi, finché c'è lui in campo andiamo avanti. Se dovesse ritirarsi valuteremo». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Andrea Orlando: «Domani dalle dieci il Pd deve dare un segnale di compattezza, prima di accantonare delle candidature sarei cauto, va affrontato un elemento di cedimento strutturale che c'è stato. Escludo che dopo questo risultato sia possibile domani trovare una soluzione e prima di accantonare l'ipotesi Prodi conterei fino a 10». Ipotesi svanite quasi subito quando Romano Prodi ha replicato duramente: non sono più disponibile.
«Chi mi ha voluto dovrà risponderne»
L’ex premier accusa i franchi tiratori nel Pd