Politica

Ora il Pd si affida alle primarie Ballottaggio Prodi-D’Alema

Lo scenario Bersani stamattina riunirà i grandi elettori Forse un voto su una rosa di nomi. Baffino parte favorito

Il primo problema si chiama Franco Marini. Chiunque lo conosca sa che l’unico aggettivo che lo descrive perfettamente è «testardo». Praticamente inutile, quindi, sperare in un suo passo indietro. Il «lupo marsicano», nonostante il risultato molto al di sotto delle aspettative (intorno a 200 i franchi tiratori), non si ritirerà dalla corsa per il Colle. Problema marginale visto che ormai è stato ufficiosamente scaricato dal Pd che lo ha votato solo al primo scrutinio e guarda già al dopo. Ma comunque un ostacolo sulla strada di Pier Luigi Bersani. Che dopo la forzatura di mercoledì sera si trova nella poco invidiabile condizione di dover trattare con tutte le anime del suo partito. E a questo punto è chiaro che la componente «mariniana» ex Popolare, anche se non nutritissima, dovrà ricevere un risarcimento. Ma esiste un candidato in grado di mettere d’accordo tutti? Nichi Vendola e alleati compresi? Evidentemente no. I nomi in campo sono su per giù gli stessi circolati in questi giorni. Così come il dilemma da risolvere: Pdl o MoVimento 5 Stelle. Partiamo da chi, nei fatti, è già in corsa. Stefano Rodotà. L’ex garante della Privacy, uscito vincitore dalle Quirinarie grazie alle defezioni di chi lo ha preceduto, piace a Sel (lo ha già sostenuto ieri) e ad una parte dei Democratici. Eppure, invece di crescere, tra il primo e secondo scrutinio ha perso 10 voti. Forse un caso, ma di certo non un segnale incoraggiante. E anche Pippo Civati, uno dei pontieri tra Pd e grillini, ospite di Otto e mezzo, spiega: «Secondo me la sfida è fra Prodi e D’Alema. Ma in campo ci sono ancora sia Rodotà che Marini». Il Professore sembrava ormai fuori dai giochi. Escluso dai veti del Pdl con cui Bersani ha deciso di cercare l’intesa. Ora che tutto è tornato in discussione le sue quotazioni risalgono. Anche perché si tratta di un nome su cui nessuno, all’interno del Pd, potrebbe avanzare riserve. Ma soprattutto potrebbe ottenere il via libera dei 5 Stelle che lo hanno già scelto tra i dieci «finalisti» delle Quirinarie. Nel Pdl sono convinti che, alla fine, i Democratici convergeranno su di lui. Chiudendo di fatto qualsiasi possibilità di dialogo con il centrodestra e con Scelta Civica che pure non è entusiasta di questa soluzione. Così l’attenzione si sposta su Massimo D’Alema. L’ex premier da qualche tempo non è in buoni rapporti con Bersani. Il segretario, dopo averlo «rottamato», ha chiuso i contatti. Al punto che ieri la Velina Rossa di Pasquale Laurito (foglio di area dalemiana), scriveva che Pier Luigi avrebbe escluso il lìder Maximo dalla rosa di nomi consegnata al Pdl. Ipotesi più che plausibile visto che con D’Alema al Colle difficilmente il leader del Pd potrebbe ricevere il mandato di formare il governo. Ma giunti a questo punto il problema non può più essere personale. Bersani deve trovare una soluzione che gli consenta un’uscita di scena più dignitosa di quella cui sembra destinato. Baffino, però, proprio per i suoi rapporti tutt’altro che idilliaci con il segretario, sta lavorando in proprio. Ha già sondato Matteo Renzi che si è dichiarato disponibile a sostenerlo. Così come Roberto Maroni e Silvio Berlusconi che, oltre alla simpatia mai nascosta nei confronti di D’Alema, vuole assolutamente evitare di cadere nella «trappola» Prodi alla quarta votazione quando, per eleggere il nuovo inquilino del Colle, basterà la maggioranza semplice dei componenti l’Assemblea (504). Insomma, al momento l’ex ministro degli Esteri sembra in vantaggio, ma deve superare gli ostacoli interni. Non tutti nel partito gradirebbero una sua candidatura. E siccome per ratificarla occorre un’assemblea dei grandi elettori, non ha senso riproporre il triste spettacolo di mercoledì sera quando, al teatro Capranica, è andato in scena uno psicodramma collettivo. Per questo Bersani ha pensato ad un meccanismo diverso. Stamattina alle 7 si riuniranno gli uffici di presidenza dei gruppi del Pd di Camera e Senato per decidere per decidere le modalità con le quali si esprimerà l’assemblea convocata alle 8 e 15. C’è chi parla di vere e propri primarie. Di certo a deputati, senatori e delegati regionali, verrà proposta un elenco tra cui scegliere a voto segreto. Il vincitore sarà il candidato del Pd e chiunque dovrà adeguarsi alla linea. Se questo è lo scenario è presumibile che, oltre a Prodi e D’Alema, ci saranno anche altri nomi. Torna così in campo il cosiddetto mister X. Potrebbe essere l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino che ieri, dopo aver raccolto il «voto di protesta» dei renziani al primo scrutinio (41), è volato a 90 nella seconda? Ma non va certo sottovalutato Giuliano Amato così come i costituzionalisti Sabino Cassese, Franco Gallo e Fernanda Contri. Mentre Sel e il giovane turco Matteo Orfini vorrebbero lanciare la neopresidente della Camera Laura Boldrini. Qualcuno parla addirittura di Walter Veltroni. Ma più che al Colle in molti lo rivorrebbero come segretario.

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