Politica

Il Cav teme Prodi e accende la macchina elettorale

Il leader del Pdl: siamo 4 punti avanti, o si fa un governo forte o andiamo al voto a giugno

Franco Marini è saltato e ora il voto è più vicino. Con l’incubo Romano Prodi presidente della Repubblica e l’impossibilità di varare un governo forte di larghe intese, Silvio Berlusconi prepara la macchina elettorale. «Siamo 4 punti avanti - dice a Udine durante un comizio per le elezioni regionali in Friuli - Scaldate il motore: o si fa un governo forte o si vota a giugno». A questo punto l’unica speranza per salvare la legislatura è sperare in un altro tipo di accordo a partire dal quarto scrutinio, quando si abbasserà il quorum - il terzo oggi avrà ancora esito negativo. Il nome su cui si starebbe lavorando è quello di Massimo D’Alema, poche le chance per Giuliano Amato. Alfano è rimasto nella Capitale «per trattare». Ma Berlusconi non si fida. Teme un blitz del Pd su Romano Prodi, sostenuto dal M5S. Così la fumata nera su Marini al primo scrutinio fa esplodere i democratici e manda in fibrillazione il Pdl. Berlusconi sapeva che puntando su Marini - sui cui pesava il veto di Sel e renziani - avrebbe spaccato il Pd, ma non pensava che si arrivasse a un nuovo stallo, tale da mettere tutto in discussione. L’indice viene puntato su Bersani che «ha dimostrato di non saper tenere il partito». La trattative per un piano B vanno avanti tutta la notte, ma le incognite sono troppe. «Nessuno al quarto scrutinio può offrire a Berlusconi tutte le garanzie necessarie per un presidente della Repubblica gradito», si dice a Palazzo Grazioli. Il nome di Prodi riecheggia a Montecitorio. E la velata apertura di Grillo fa scattare l’allarme rosso. Per questo Berlusconi alza i toni da Udine, dove viene fischiato e contestato da alcuni che gli gridano «venduto» e «in galera». «Non avete rispetto per gli avversari. Noi nella nostra storia non abbiamo mai fatto cose del genere. Siamo più avanti. E non vi dico dal lato estetico, perché qui ci sono belle ragazze, perché voi lì con quelle barbe non so come vi svegliate la mattina», la replica del Cavaliere, che sul Quirinale spiega: «C’era l’intesa su Marini ma il Pd è diviso da lotte interne». Per Berlusconi questa è una nuova prova «che bisogna dire no a un Presidente della Repubblica scelto nelle segreterie dei partiti» e arrivare all’elezione diretta del Capo dello Stato. Senza un nuovo accordo si va dritti al voto e Berlusconi non teme il ritorno alle urne: «Siamo tornati a essere primi in Italia. Siamo cresciuti di 4 punti e abbiamo 4 punti di vantaggio - dice - State pronti e tenete il motore acceso perché potrebbe arrivare un’altra campagna elettorale e questa volta possiamo vincere sia alla Camera che al Senato. O un governo forte per l’Italia o meglio ridare la parola subito agli italiani e andare a votare a giugno». Poi l’affondo: «Noi mai in vent’anni abbiamo fatto quello che stanno facendo questi signori qui che si fanno le riunioni notturne da soli, voi siete abituati a parlarvi solo tra di voi...». Il tutto tra i cori «Silvio Silvio» e nuove contestazioni. Il Cav è indomabile e non risparmia Grillo: «Mi chiama salma, ma sono resuscitato. Puntava sulla Gabanelli, che vuole mandare tutti in galera. Ho sudato freddo pensando che con lei al Colle, qualcuno potesse pensare di mettere al suo posto a Report Prodi». Non manca l’affondo contro la magistratura: «L’Anm è come la P2, non dice chi sono gli associati».

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