Politica

Grillo blinda Rodotà e attacca il Pd

In Friuli il comico contro i Dem: «Hanno tradito i loro elettori»

Blinda il candidato per il Colle che il MoVimento 5 Stelle ha scelto on line, Stefano Rodotà. Dice senza mezzi termini: «Lo voteremo anche alla quarta votazione». Poi attacca il Pd. Beppe Grillo è in Friuli Venezia Giulia per la campagna elettorale. Insiste: «Continueremo a votarci il nostro presidente Rodotà, potete farci tutte le critiche del mondo ma non quella di incoerenza. Noi possiamo cambiare il Paese, datecene l’opportunità» dice a Trieste. Il leader pentastellato spiega alla folla i motivi che lo hanno spinto a impegnarsi in politica. «Mi avete fatto vivere benissimo con 40 anni del mio lavoro - sottolinea - e io ho sentito il bisogno di contraccambiare qualcosa. Ma questi qui non riescono a capire che si possa fare qualcosa senza un ritorno economico». Poi critica il Partito democratico. «Mi spiace vedere gente di 70 anni che brucia le tessere del Pd con le lacrime agli occhi: sono stati traditi e ora se ne sono resi conto». Tenta di non esagerare. «Non gioisco, non sono felice nel vedere gente che brucia la tessera del Pd davanti a Montecitorio, non mi fa piacere - insiste - Il Pd si sta spaccando in 2-3 correnti e noi siamo lì ad eleggere il nostro Presidente». Ribadisce che Rodotà sarebbe un ottimo Capo dello Stato: «Un ottantenne con lo spirito di un ragazzino. Quando l’ho sentito - ha raccontato - non ha avuto dubbi: ci sto per i cittadini, mi ha detto». Il comico genovese ha difeso anche i parlamentari 5 Stelle: «Controllano Crimi, che dorme in un albergo a 3 stelle vicino a Termini e gira in autobus, o Lombardi, che è inesperta, perde il portafoglio e chiede aiuto alla Rete». Risultato? «Viene presa per il culo da tutta Europa, mentre del Monte Paschi di Siena e i 21 milioni di euro bruciati non parla più nessuno». Poi, sul suo blog, è tornato sulla questione Quirinale: «Marini rappresenta lo status quo, la garanzia di un governo Bersani "amico del giaguaro" che vuole smacchiare lo psiconano con la lingua, la nomina di un ministro della Giustizia non ostile a Berlusconi e forse l’innalzamento di quest’ultimo a senatore a vita il prossimo anno. Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano come è avvenuto negli ultimi vent’anni. Il Paese vuole togliersi, definitivamente, il sudario in cui l’hanno avvolta i caporioni del pdl e del pdmenoelle. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Siamo esausti». Ha aggiunto: «Queste giornate di primavera ricordano un altro aprile, quello del 1945. La fine di una lunga guerra e la volontà di ricostruzione. Il Paese, come allora, è in macerie. C’è però una differenza, tra il comico e il tragico - spiega il leader del MoVimento 5 Stelle - Nessuno dopo il 25 aprile si azzardò a girare per le strade in fez e camicia nera. I fascisti si dileguarono o cambiarono casacca. Il ventennio mussoliniano si concluse nel peggiore dei modi, ma nel dopoguerra almeno non si candidarono al Governo i superstiti del Gran Consiglio del Fascismo. Non ci fu un inciucio tra Togliatti e Dino Grandi. I responsabili non si ripresentarono come salvatori della Patria come avviene con Berlusconi, Bersani e D’Alema».

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