Politica

Grillini, Pdl e Pd diviso Bersani rischia di rimanere stritolato

Amato resta in pole per un’intesa con il Pdl Ma il segretario preferirebbe un altro nome

Né un passo avanti, né uno indietro. Dal giorno dopo le elezioni Pier Luigi Bersani è bloccato. Deciso a fuggire l’«abbraccio mortale» di Silvio Berlusconi e del Pdl, respinto senza mezze misure dal MoVimento 5 Stelle. Anche la scelta del successore di Giorgio Napolitano si è trasformata in un bivio. Con il leader del Pd incapace di scegliere quale strada percorrere. Ad aggravare la situazione il dibattito interno al partito. Che se fino ad oggi ha mantenuto un’unanimità di facciata attorno alla linea del segretario, ora è ufficialmente e pubblicamente spaccato. Dopo un’altra giornata di trattative serrate la situazione resta caotica. Romano Prodi, dopo il risultato della Quirinarie dei grillini in cui si è piazzato ottavo, sembra ormai definitivamente fuori dei giochi. Anche se c’è chi giura che il suo nome potrebbe tornare in campo qualora si arrivasse alla quarta votazione (quella in cui, per eleggere un candidato, è sufficiente la maggioranza assoluta di 504 elettori). A quel punto, infatti, tutto potrà accadere. Per questo motivo il Pdl vuole chiudere un’intesa entro i primi tre voti. I nomi dei papabili sono sempre gli stessi: Giuliano Amato e Massimo D’Alema, con sullo sfondo Luciano Violante. Il primo è in assoluto quello con più probabilità di riuscire. Piace a Berlusconi, piace a Matteo Renzi (che però ufficialmente continua a sostenere Prodi), non dispiace a Scelta Civica. Sembra il classico «uovo di Colombo». Ma proprio per questo nelle ultime ore ha cominciato ad essere attaccato. Da Beppe Grillo che, forse fiutando l’inciucio Pd-Pdl, ha spiegato che un voto al «dottor Sottile» segnerebbe la fine dei Democratici. Dalla Lega che lo accomuna a Prodi e Mario Monti. Da Sel che preferisce un patto con i grillini. E soprattutto da una parte del partito di Bersani che non considera quella di Amato né una candidatura innovativa né, soprattutto, una risposta all’ondata di antipolitica che si è scatenata nel Paese (è stato spesso oggetto di critiche per le sue «esorbitanti» pensioni ndr ). Certo, il Pd sa che in ogni caso dovrà fare i conti con una pattuglia più o meno nutrita di franchi tiratori, ma il rischio è che la scelta di Amato generi una vera e propria implosione. Così c’è chi è pronto a giurare che le grandi quotazioni che accompagnano la sua candidatura siano in realtà il modo migliore per affossarlo. Dopotutto anche in questa occasione vale il detto che accompagna il Conclave: chi entra Papa esce cardinale. Salgono perciò in classifica i nomi di D’Alema e Violante. Anche se entrambi sembrano avere più estimatori nel Pdl che tra i Democratici. Un elemento tutt’altro che secondario. Infatti Bersani sta cercando la più ampia convergenza ma non è disposto a radere al suolo ciò che è rimasto del Pd. Per questo starebbe cercando in tutti i modi un nome in grado di rompere gli schemi. Ieri è circolato quello del giudice della Corte Costituzionale Sabino Cassese. Un giudice «comunista» che difficilmente avrebbe l’appoggio del Cavaliere. Si continua a lavorare ed è a questo punto che entra in scena il MoVimento 5 Stelle. Per rovesciare il tavolo di una trattiva che lo stava tagliando fuori Grillo non solo ha impallinato Amato, ma anche gettato una «polpetta avvelenata» ai Democratici: Stefano Rodotà. E lo ha nascosto dietro il paravento di Milena Gabanelli. La quale, probabilmente, non scioglierà la riserva fino all’ultimo secondo utile proprio per tenere i Democratici con il fiato sospeso. Bersani non smette di guardare con interesse ai grillini. Dovendo scegliere preferirebbe accordarsi con loro, ma ha bisogno di sufficienti garanzie sul governo. I 5 Stelle ad ora non ne danno, ma oggi pomeriggio è previsto un incontro tra i capigruppo del Pd e quelli di M5S. Difficile che le due parti si incontrino. Più probabile che si arrivi al voto ognuno con le sue posizioni. A quel punto, però, i Democratici si troveranno davanti al dilemma: come si fa a non sostenere un uomo di sinistra come Rodotà? Mancano ancora poche ore al momento in cui le urne si apriranno. Ad ora una sola certezza. Comunque vada, per Bersani, sarà un insuccesso.

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