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Ingroia non si arrende: «Non credo che andrò ad Aosta»

Gaetano Mineo La procura di Aosta può attendere. Antonio Ingroia non ha alcuna intenzione di andare a lavorare tra le valli. La sua aspirazione è andare ai vertici della società di riscossione dei...

La procura di Aosta può attendere. Antonio Ingroia non ha alcuna intenzione di andare a lavorare tra le valli. La sua aspirazione è andare ai vertici della società di riscossione dei tributi in Sicilia, poltrona offertagli dal Governatore Crocetta. «Per il momento sono ancora magistrato in attesa di ricollocamento in ruolo - spiega l’ex pm antimafia - Non credo di andare ad Aosta, c’è una pratica in corso con la richiesta del presidente della Regione Siciliana, Crocetta, di affidarmi la presidenza della "Riscossione Sicilia Spa"». E ciò, in barba alla decisione del Consiglio superiore della magistratura sulla quale, però, lo stesso Ingroia precisa: «Il Csm ha dato parere contrario, ma ancora la procedura non è completata». In sostanza, «sono un po’ precario in questo momento». D’altronde, nei mesi scorsi, tenuto conto degli intrighi, casse in rosso, contenziosi e zone d’ombra che animano l’ente di riscossione, era stato lo stesso Crocetta a dire che per fare ordine nella società occorre un magistrato. Infatti, ascoltando Ingroia, «la situazione dell’ente non è ordinaria, c’è molta opacità e poca trasparenza, ci sono sospetti di illeciti, un grosso buco a fronte di una gestione piuttosto allegra». Insomma, pane per i denti per un buon magistrato, come l’ex pm di Palermo. Sull’annosa situazione in cui versa la società di riscossione, ancora Ingroia sottolinea che «il presidente Crocetta ha già presentato alcune denunce alla Procura di Palermo, quindi più che una gestione ordinaria il mio sarebbe una sorta di commissariamento, in linea con il mio profilo professionale». Poi si rivolge ai magistrati valdostani. «Con tutto il rispetto dei colleghi che lavorano ad Aosta credo che il mio specifico impegno di siciliano mi avrebbe aiutato poco ad Aosta e forse un po’ di più in questo incarico». Dunque, Ingroia intende mettere mano sull’ente siciliano per la riscossione dei tributi. Avrebbe tanto da lavorare. A partire dall’uscita di scena del Monte dei Paschi di Siena dal pacchetto azionario della società siciliana. Un’operazione che ha portato nelle casse dell’istituto di credito circa 360 milioni, soldi pagati dalla Regione attraverso un mutuo acceso nella stessa banca senese. C’è anche il capitolo consulenze dove, per la cronaca, si riscontra, tra gli altri, lo studio legale Pinelli-Schifani-Dagnino. L’associato Roberto Schifani è il figlio dell’ex presidente del Senato. Bye bye Aosta.

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