Politica

Il conflitto d’interesse del segretario

di Francesco Damato Lesto a vedere e denunciare i conflitti d’interessi altrui, sino a metterne il contrasto fra le priorità di un suo governo, Pier Luigi Bersani chiude gli occhi di fronte a...

Lesto a vedere e denunciare i conflitti d’interessi altrui, sino a metterne il contrasto fra le priorità di un suo governo, Pier Luigi Bersani chiude gli occhi di fronte a quello che lo riguarda personalmente. È il conflittone d’interesse di un segretario di partito di maggioranza molto relativa che conduce con le altre forze politiche negoziati sull’elezione di un capo dello Stato dal quale si aspetta la nomina a presidente del Consiglio. Non ci si venga a dire, per favore, che il leader del Pd si trova in questa situazione non edificante per caso, per una banale combinazione astrale, insomma a sua insaputa. Questo si sarebbe potuto cercare di sostenere se egli avesse fatto il 28 marzo scorso ciò che forse Giorgio Napolitano si aspettava. Se avesse cioè rinunciato responsabilmente al pre-incarico ricevuto sei giorni prima per verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare "certo", capace di garantire ad un suo governo "la fiducia delle due Camere", anche quella del Senato. Dove al cosiddetto centrosinistra di marca bersaniana mancano i numeri necessari, anche con l’appoggio eventuale dei neo-centristi montiani di "Scelta civica". L’esito dichiaratamente "non risolutivo" di quel pre-incarico non bastò a Bersani per la rinuncia, come il suo partito tenne a precisare con un comunicato che equivaleva al rifiuto del segretario di lasciare il campo. E che impedì al capo dello Stato di incaricare un altro per un cosiddetto governo "del Presidente" o "di scopo", basato su un’intesa d’emergenza fra le coalizioni di centrosinistra e centrodestra, vista la indisponibilità dei grillini a qualsiasi accordo. Fu allora, e quindi per scelta e responsabilità di Bersani, che i tempi della crisi s’invertirono, per cui la corsa al Quirinale prevalse su quella a Palazzo Chigi. Una corsa che ora il segretario del Pd cerca disinvoltamente di condizionare per poter riprendere poi nella migliore delle condizioni possibili per lui la scalata al governo. Eccolo, ripeto, il confittone d’interesse, per il quale non ci sono aggettivi appropriati dopo tutti quelli che Bersani ha sprecato contro il suo critico compagno di partito Matteo Renzi.

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