Politica

I partiti giocano per sopravvivere

di Beniamino Caravita...

di Beniamino Caravita Da giovedì si inizia a votare per il nuovo Presidente della Repubblica, con consultazioni per la formazione del Governo congelate (mentre, secondo chi scrive, il vecchio incarico a Bersani è dissolto). Domani sera sapremo se è possibile un Presidente condiviso tra Pd, Pdl e Scelta civica (alcuni nomi sono in prima fila per questa ipotesi). Se ci si arriva, avremo qualche maldipancia nel Pd, forse il dissenso di Sel, qualche malumore anche tra ex-montiani; naturalmente, chi è fuori griderà all'inciucio. Un nome condiviso è presumibile che apra la strada a un governo Bersani (o, eventualmente, a una seconda scelta sempre all'interno del Pd), che potrebbe rapidamente ricevere l'incarico, sciogliere positivamente la riserva, indicare un governo di composizione politica, con qualche nome gradito al Pdl. Il programma di governo sarebbe all'incirca quello delle proposte dei saggi e al governo verrebbe rapidamente affiancata una convenzione per la riforma costituzionale (che si occupi non solo di legge elettorale, quanto soprattutto di bicameralismo, e affronti il tema della forma di governo, verificando se non dobbiamo seriamente passare a un modello semipresidenziale). Il secondo scenario è quello che può scattare dopo la terza votazione, quando è sufficiente la sola maggioranza assoluta. La maggioranza sarebbe di centro-sinistra, forse senza Scelta civica, con molti o pochi appoggi grillini. E probabilmente cadrebbe su uno dei dieci nomi indicati dal Mv5S, in larga misura condivisibili da parte del Pd e di Sel. In questo caso, il Presidente verrebbe eletto alla quarta-quinta votazione, anche se non si può escludere che mal di pancia e veti incrociati spacchino il centro-sinistra e portino molto in avanti il momento della scelta. Le conseguenze politiche di questa elezione presidenziale appaiono abbastanza chiare. Il nuovo Presidente, chiunque esso sia, potrebbe prendere clamorosamente le distanze da Napolitano, affidando un incarico pieno a Bersani e accettando che si presenti in Parlamento senza maggioranza precostituita. Sarebbe costituzionalmente e politicamente grave e confermerebbe la subordinazione della scelta del nuovo Presidente alla contingente formazione del Governo. Ma, anche se vi fosse appoggio grillino o scissione del Movimento (che dovrebbe corposa, giacché è difficile pensare che a questo progetto politico possano partecipare gli eredi di Monti), un Governo Pd con qualche o molti appoggi dei 5Stelle è destinato a essere un governo di breve durata e di breve respiro, sottoposto a tensioni interne e esterne che lo farebbero durare pochi mesi. Il terzo scenario, sempre dopo una elezione a stretta maggioranza del nuovo Presidente, è quello di un ulteriore giro di consultazioni prodromico all'inevitabile scioglimento: con il dubbio se arrivare alle elezioni con Governo Monti, ulteriormente congelato ovvero con un nuovo Governo, esclusivamente elettorale. In questo caso, senza modificare la legge elettorale, il rischio di uno stallo simile a quello attuale, magari a parti contrapposte (centro-destra vincitore alla Camera e senza maggioranza al Senato, grillini in discesa, montiani dissolti) sarebbe elevatissimo. E poi cosa si fa? Si scioglie di nuovo? Si confida ancora in una spaccatura dei grillini? O nella scomparsa - per linee esterne - del leader del centro-destra? I nostri politici conoscono i giochi d'azzardo, ma non la teoria dei giochi. È evidente che l'unico scenario win-win, in cui tutti vincono, è il primo; e, se avessero imparato la lezione del voto, potrebbe vincere anche il Paese. Ma la razionalità non è necessariamente un requisito della politica e tanti, troppi politici sanno che uno scenario di disarmo significherebbe la loro dislocazione, se non la scomparsa. E faranno di tutto per far prevalere il secondo o il terzo scenario.

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