Quella folla festante sotto il palco di Silvio Berlusconi a Bari gli sarà andata di traverso. Grillo Beppe, dominus incontrastato della comunicazione mediatica sia sulla rete sia nelle piazze non avrà certo digerito la concorrenza del Cavaliere arringatore di folle. Ma quello che gli ha rovinato la giornata è stato il netto richiamo del capo del Pdl alla necessità del ritorno alle urne se il balletto del Partito Democratico non porterà alla formazione di un nuovo governo in tempi brevi. Una prospettiva che non piace per niente al leader del Movimento Cinque Stelle. I consensi per il suo partito cominciano a segnare un lento declino. L’effetto novità della protesta via web portata fin nelle stanze e negli scranni del Parlamento sembra essersi esaurito di fronte all’impasse che si è creata nella politica italiana. Le gaffe tipiche dei neofiti alle prese con i riti della politica parlamentare hanno sicuramente aperto una breccia nelle convinzioni di molti elettori che, nelle ultime ore, prima delle elezioni di febbraio avevano deciso di dare fiducia al comico. Dunque se si votasse adesso il rischio paventato da Grillo è quello di dover cedere molti dei suoi voti ai partiti tradizionali. Così considerato chela migliore difesa resta l’attacco ieri Grillo ha tuonato contro «i partiti cialtroni che tengono in scacco il Parlamento, senza vergogna, mentre l'Italia brucia». Il comico genovese ha utilizzato una citazione di Tito Livio «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnature» che tradotto signifiica «mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata» per sferrare il suo attacco ai partiti tradizionali. «Il balletto dei partiti per non decidere nulla e mantenere posizioni di privilegio e di impunità decennali continua, imperterrito, senza vergogna» ha detto. E sul suo sito ha messo a corredo l'immagine di «The Final Day of Sagunto in 219BC» di Francisco Domingo Marques. Un affondo che cela il timore di doversi confrontare con la cabina elettorale non così generosa come qualche mese fa. «Non permettono al Movimento 5 Stelle di lavorare. Anzi, come extrema ratio per disinnescare il M5S potrebbero riportare il Paese alle urne» ha spiegatoo nel suo comunicato affisso nel sito web. «In questa legislatura è arrivata una variabile non prevista: il MoVimento 5 Stelle, che vuole riportare il Parlamento, e quindi il popolo italiano, alla sua centralità. Il M5S va quindi disinnescato» e per fare ciò le commissioni saranno istituite dopo l’elezione del presidente della Repubblica, dopo il nuovo ciclo di consultazioni, dopo la fiducia al nuovo governo, quindi, ottimisticamente a luglio prima della chiusura di Camera e Senato per ferie. Poi, extrema ratio, per sicurezza, si potrebbero sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni senza aver avviato alcuna riforma». Invece «il Paese - ha chiosato ancora Grillo - ha bisogno di leggi e di riforme, ma il Parlamento è paralizzato. Lo è da anni, da quando i parlamentari sono diventati emanazione dei segretari di partito, impiegati e funzionari nel migliore dei casi, e il governo legifera a colpi di decreti legge su cui pone la fiducia accordata senza problemi dai lacché di partito che premono pulsanti a comando». «In questa legislatura - ha continuato - è arrivata una variabile non prevista: il MoVimento 5 Stelle, che vuole riportare il Parlamento, e quindi il popolo italiano, alla sua centralità. Il M5S va quindi disinnescato. Immaginatevi l’orrore di Maschera di Cera - ha proseguito il leader 5 Stelle facendo riferimento implicito a Berlusconi - già pronto per il museo di Madame Tussauds se venissero presentate una dopo l'altra leggi sulla ineleggibilità, sul conflitto di interessi, sulla corruzione. Si scioglierebbe insieme ai suoi alleati pdmenoellini». «Bersani e Berlusconi sono la stessa cosa», ha aggiunto Vito Crimi, per spiegare ai cittadini che lo incalzano a un gazebo bresciano, perché Grillo non dialoghi sul governo con Bersani. La tensione nel moVimento dunque sale. Oggi intanto con il secondo turno delle «Quirinarie» il popolo delle cinque stelle sceglierà il suo nome per la presidenza della Repubblica. Ma l’inserimento a sorpresa di Romano Prodi nella lista dei dieci candidati tra i quali si sceglierà, ha infiammato il dibattito interno al Movimento. Parlamentari e non, fanno muro contro il padre dell’euro, considerato un impresentabile secondo il metro di giudizio del M5S. Anche Crimi ha ammesso: «Non me l’aspettavo. Ma accetteremo qualsiasi risultato». Materiale di riflessioni per chi gli ha dato fiducia la prima volta e che dovrà riconfermarla alle prossime elezioni. Ormai sempre più vicine.
Grillo ora ha paura di tornare a votare
I timori del leader del M5S: vogliono disinnescarci andando a nuove elezioni Ma il declino del MoVimento tra Prodi al Colle e gaffe istituzionali è iniziato
