Politica

Al Quirinale una donna-donna

di Massimiliano...

di Massimiliano Lenzi «Sempre caro mi fu questo ermo colle / e questa siepe / che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude». L'infinito di Giacomo Leopardi, traslato al Quirinale ed alla giostra di nomi possibili che lo stanno accompagnando in queste ore, si rivela più ottimista della realtà che ci sta attorno. A guardare i nomi e i cognomi usciti sulla giostra del web di Beppe Grillo, il giorno dopo il tilt che ha inceppato il meccanismo del suo Blog, c'è da sentirsi maluccio. Il Potere che si accoppia con il moralismo diventa comunque un Savonarola al di là del tempo, un memento alle infelicità della vita (che sarebbe pure plausibile) ma allargarlo alle Istituzioni, questo memento, beh sarebbe francamente uno sbaglio. Grosso sbaglio. Per questo leggendo i dieci nomi della top ten di Grillo, c'è quanto basta per raffreddare l'entusiasmo sul futuro nazionale. Milena Gabanelli, che vorrebbe eliminare dalla circolazione il contante - mutazione antropologica e copernicana ad un Paese ed alle sue abitudini, il che non vuol dire - badate bene - giustificare l'evasione fiscale se si è contrari; Dario Fo, un gramelot da Nobel fuori tempo; Romano Prodi, l'ex dc buono per i tempi moderni e andati. E ancora: Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Ferdinando Imposimato, Gino Strada - aiuto, emergency si salvi chi può! Ci stanno pure in questo elenco Gian Carlo Caselli ed Emma Bonino, nome buono per tutte le stagioni e - come potrebbe mancare visto il luogo del voto, cioè il suo blog, l'ex comico Beppe Grillo. Proviamo, quindi, ad uscire per un attimo dal decalogo dei nomi grillini per allargare il nostro ragionamento politico e di prospettiva sui possibili nomi per il nuovo Capo dello Stato italiano, ai rapporti tra il Potere e l'uomo o la donna che lo incarnano. Forse davvero l'Italia, stavolta, dovrebbe uscire dall'immaginario tradizionale della gestione del Potere, uomini - uomini e donne che sembrano uomini e puntare su una donna-donna. Per spiegarlo ai nostri lettori una donna - donna non è la figura di un'Angela Merkel, o di una Margaret Thatcher scomparsa di recente o di una Golda Meir, figure di sintesi del comando che si pensa (o pensava) maschio in corpi di donne. Non ha, la donna-donna, neppure il viso delle nostre politiche di professione, avvezzi come siamo a vederle nei talk show. No, una donna - donna potrebbe essere - perché no? - Raffaella Carrà: nel senso pieno dell'intelligenza, della sua femminilità, del dispiegare la propria personalità realizzandola in un mestiere. Ovvio che proporla per il Quirinale possa suonare una provocazione. Ma il senso del ragionamento è quello che conta in un momento come questo. Ed allora proviamo davvero a cambiare la natura della coesione sociale, della condivisione delle scelte, dell'iconografia nel rappresentare l'Italia in giro per il mondo. Le donne, da sempre nei secoli, salvo l'emancipazione post 1968 (con qualche degenerazione, ahinoi), hanno sempre e solo incarnato l'oggetto e il desiderio del Potere: nell'arte, nelle celebrazioni, nell'immaginario dei popoli e delle democrazie (per non parlare, ovviamente, delle dittature), nella quotidianità della famiglia. Oggi la storia è cambiata ma potrebbe cambiare ancora. Anziché maschilizzarle per farle arrivare al Potere lasciamole libere di essere come sono: fragili, sensibili, intelligenti, protettive. In fondo in una società in crisi tragica, in recessione, dove la gente ha bisogno di cure sociali, di attenzioni, di lavoro, niente più del matriarcato potrebbe rappresentare una scelta di salvezza nazionale. Ed allora Beppe Grillo, e le sue metafore maschili, Silvio Berlusconi ed il suo Pdl ad alto tasso di uomini, il Pd diviso dalla triarchia tutto maschia - passateci il termine - Barca, Renzi & Bersani, sforzassero le loro meningi per partorire il nome di una donna - donna al Quirinale. Proviamo a cambiare la simbologia del Potere, dallo scettro di un Riccardo III shakesperiano e attaccato al glande del suo Trono, al grembo di un Potere rosa ed accogliente. Non servirebbe molto, basterebbe uno scarto di fantasia perché - come ha scritto Giacomo Leopardi - davanti all'infinito del suo ermo Colle: "E la presente / e viva e il suon di lei / così tra questa / immensità s'annega il pensier mio / e il naufragar m'è dolce in questo mare". In fondo, a pensarci bene, anche l'Italia cos'è se non una donna.

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