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«Speriamo che il meccanismo funzioni e non prevalga la burocrazia»

«Èun decreto che va nella direzione giusta e che sblocca una situazione diventata intollerabile per le imprese. Speriamo però che tutto fili liscio e che il meccanismo non si inceppi, ricadendo...

«È un decreto che va nella direzione giusta e che sblocca una situazione diventata intollerabile per le imprese. Speriamo però che tutto fili liscio e che il meccanismo non si inceppi, ricadendo nelle consuete lentezze della pubblica amministrazione». Giuseppe Gori, imprenditore di punta nel panorama laziale con la Gori Nazzareno srl, che opera nel settore dell’impiantistica, guarda con positività al provvedimento sui crediti delle imprese. «Certo di poteva fare di più ma è comunque un passo importante». Quale è la sua esperienza con la pubblica amministrazione? «La mia azienda ha un rapporto diretto e indiretto con l’amministrazione statale in quanto lavora anche con aziende fornitrici degli enti pubblici. Ebbene queste aziende mi stanno pagando con un anno di ritardo perchè non solo hanno a loro volta debiti con la Pa ma non riescono nemmeno a avere credito dalle banche. Ora con la certificazione del credito il rapporto con le banche potrebbe essere agevolato». La certificazione del credito è dunque una misura importante per le imprese? «Certo. Le regole di Basilea impongono che superati i sei mesi la banca chieda il rimborso del debito contratto da un’azienda. La certificazione del credito consente invece di sfuggire a questa tenaglia e di accedere ai fondi del factoring. Fino ad ora l’amministrazione pubblica non certificava. Il decreto prevede l’istituzione di una piattaforma informatica obbligatoria per la certificazione. Così se un’azienda non ha i soldi dall’amministrazione può rivolgersi a una banca e con la certificazione del credito, può avere un prestito». Però i tempi di realizzazione di questa piattaforma non sono stati definiti. «Questo è un nodo da sciogliere. Chi ci sta lavorando? Quando dovrebbe entrare in funzione? Sono interrogativi ai quali bisogna dare una risposta». Lei pensa che entro la fine del’anno l’amministrazione pubblica riuscirà a espletare tutte le formalità per cominciare a erogare i fondi? «Il mio timore è che la verifica dei crediti possa andare per le lunghe. L’amministrazione non è attrezzata per essere così rapida. Nel decreto si legge che entro il 30 aprile deve essere stilato l’elenco dei crediti e entro il 15 maggio vanno ripartiti i fondi; poi a fine mese va comunicato il piano dei pagamenti. Quindi teoricamente il 2 giugno le amministrazioni dovrebbero cominciare a pagare. A questo punto bisognerebbe fare un passo in avanti». Che riforma? «Mi stupisce che un’amministrazione pubblica possa fare gare per forniture senza avere i fondi. È su questo punto che bisognerebbe intervenire».

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