«È arrivato il momento di voltare pagina». Monti si presenta in sala di stampa dopo il Consiglio dei ministri con il piglio di chi ha mandato in porto un buon risultato ed è pronto a giocarselo per il futuro politico. Ironizza sulla fine del mandato («forse questa è l’ultima volta che ci vedrete insieme» dice indicando anche i ministri Passera e Grilli che gli sono a fianco) ma si muove con determinazione come chi è alla guida di un governo nel pieno delle sue funzioni. Non a caso il ministro dell’Economia Vittorio Grilli sarà domani a Bruxelles per incontrare il commissario agli affari economici Olli Rehn. Obiettivo tranquillizzarlo che l’operazione di pagamento dei debiti alle imprese non porterà allo sforamento del tetto del deficit al 3% del pil. Una rassicurazione che Monti ha già dato telefonando a Rehn prima del varo del decreto. Al termine del Consiglio dei ministri Monti sottolinea la singolarità di una situazione in cui «mentre si facevano più stretti i vincoli di obbligo disciplina, le amministrazioni avevano invece risposto con forme che hanno scaricato gli oneri sul futuro e le imprese e i cittadini». E non ha mancato di sottolineare in modo polemico che «coloro che oggi sono più critici sono gli stessi che hanno creato il problema». Una frecciata acuminata la scaglia contro i partiti ai quali dice che prova «una leggera indignazione per le critiche al governo che ha impiegato qualche giorno in più per il decreto. Sono stati severi con noi i partiti che negli ultimi 10 anni hanno causato questi problemi». Poi esorta a guardare con meno pregiudizi a quello che è stato fatto. «Quando molta polvere si sarà depositata e si potrà valutare a mente sgombra l'attività di questo governo che ha fatto la pista per lo sviluppo sulla quale l'Italia salirà nei prossimi mesi, è a loro due - dice rivolto ai ministri Grilli e Passera - che dovrete dire grazie». Monti ha parlato anche di «comportamenti poco seri che in passato caratterizzavano la gestione della cosa pubblica» e di una «situazione inaccettabile che è stata a lungo accettata». Il decreto, ha spiegato ancora Monti, prevede di sbloccare «40 miliardi nei prossimi 12 mesi con meccanismi chiari, semplici e veloci, senza oneri o complicazioni inutili». Il debito complessivo della Pa verso le imprese, ammonta a seconda delle stime tra 90 e 130 miliardi di euro. Per Monti a fine 2011 era di 80 miliardi di euro. Ho visto un'«improvvisa voglia di tutti di pagare molto di più alle imprese, compresi coloro che le hanno soffocate in passato» ha aggiunto Monti e ricorda che il tempo dei pagamenti «si aggira sui 180 giorni»; un ritardo che «colloca l'Italia in posizioni simili, anzi peggiori, a quelle di Portogallo, Spagna e Grecia e decisamente peggiori del Regno Unito con i suoi 43 giorni, della Finlandia con 24, della Germania con 36 giorni». Il premier ha poi spiegato il pagamento della maggiorazione introdotta dalla Tares è stato rinviato all'ultima rata (quindi probabilmente a dicembre) e che c'è la «fondata aspettativa che a maggio l'Italia sarà dichiarata fuori dalla procedura Ue per deficit eccessivo». Il premier ha avuto parole aspre per il responsabile del Pd Stefano Fassina che in un articolo su L’Unità aveva sottolineato con enfasi polemica il cambiamento di rotta del governo. Senza nominarlo ma citando brani del suo intervento sul quotidiano, Monti precisa che «non si cambia rotta». Poi passando in rassegna le tesi dell'esponente Pd mette sostanzialmente in risalto che quelle ricette avrebbero «penalizzato tutti». «Non si riconosce da parte del governo, come qui è scritto, che per provare a rianimare l'economia si punta alla spesa in deficit. Non è questa la nostra condizione, non è un'inversione rotta per fare crescita economica». All’osservazione di Fassina secondo il quale il governo «avrebbe potuto pagare in autunno questi debiti», ebbene, avverte, «il governo non avrebbe in realtà potuto farlo perché non era ancora abbastanza modificata la concezione a livello Ue degli spazi disponibili, ne’ ancora abbastanza comprovata agli occhi dell'Europa la nuova situazione di equilibrio europeo».
Monti: era il momento di voltare pagina
La polemica Il premier attacca i partiti: sorpresa e indignazione per le critiche arrivate da chi è responsabile di questa situazione
