di Marlowe Nel quarto trimestre 2012 la pressione fiscale certificata dall’Istat ha raggiunto il 52 per cento: record assoluto per l’Italia. Su base annua il prelievo è del 44 per cento, ma escludendo l’evasione siamo ormai primi al mondo con il 55 per cento annuo davanti al Belgio (48 per cento) e alla Svezia (46). La Germania è al 39,7; la media europea al 38,4. Ma restiamo a quei 55 euro su 100 che abbiamo versato allo Stato tra ottobre e dicembre: a determinarlo sono stati principalmente il saldo dell’Imu e la seconda rata dell’acconto Irpef. Ci sono possibilità che quest’anno le cose vadano meglio? Neppure per sogno. Da luglio scatterà infatti l’aumento dell’Iva; lo Stato si prenderà poi lo 0,3 per cento dell’Imu sulle strutture turistiche, commerciali e industriali, e i comuni a secco "potranno" aumentare le loro aliquote. Infine la Tares, la nuova tassa sulla spazzatura, verrà concentrata proprio a fine anno. E siccome il Pil, sul quale si misura la pressione, è ancora in discesa, abbiamo ottime probabilità di avvicinarci a Natale ad una pressione fiscale tra il 55 e il 60 per cento. Ma le tasse pesano in valori assoluti, ed a molti poco importa quanto pagano in rapporto al Prodotto interno lordo. Prendiamo la casa. Mario Monti, nel suo discorso di insediamento, definì "una anomalia europea" il fatto che fossimo esentati dall’Ici sulla prima abitazione, anomalia introdotta dal governo Berlusconi. Bene, adesso da quella anomalia che non piaceva alla Merkel siamo passati a una tassazione diretta che è ormai la prima d’Europa, quasi venti punti superiore a quella tedesca. Non è un’anomalia anche questa? La Tares (tributo sui rifiuti e sui servizi) è un altro caso di imbroglio governativo. Era stata introdotta dal centrodestra per sostituire l’attuale Tarsu, tassa sui rifiuti solidi urbani: avrebbe dovuto essere ad invarianza di gettito, sia complessivo sia individuale. In altri termini né lo Stato doveva guadagnarci, né nessun cittadino, famiglia e impresa doveva rimetterci un euro. E allora perché cambiare? Perché si è deciso di finanziare con lo stesso prelievo sia la raccolta e lo smaltimento della spazzatura, sia i cosiddetti "servizi indivisibili dei Comuni". Cioè illuminazione, vigili urbani, impiegati. Il tutto in nome dei due totem che la politica ha innalzato negli ultimi anni in modo bipartisan: il federalismo e la difesa dell’ambiente. Principi giusti, certo; peccato che in loro nome si commettano i peggiori misfatti, e le maggiori rapine ai danni delle nostre tasche. Il risultato è che con la Tares si pagherà in ragione dei metri quadri e del numero dei componenti delle famiglie, il che appare logico. Ma con gli stessi soldi si dovranno anche finanziare quei micidiali "servizi indivisibili" che già paghiamo attraverso l’Iperf ordinario e quello straordinario delle addizionali locali. E poiché lo Stato sta sempre più stringendo i rubinetti ai Comuni, ecco pronta la nuova mangiatoia. Si tratta a tutti gli effetti di una patrimoniale mascherata da imposta di servizio; esattamente come l’Imu è una patrimoniale permanente sulla casa. E poi la sinistra, la Cgil, perfino Monti, continuano a dirci che in nome dell’equità (altro totem) servirebbe un’altra patrimoniale, una patrimoniale dichiarata, "perché chi più ha più deve dare". Ipotesi, per inciso, tutt’altro che scongiurata: andatevi a leggere i famosi otto punti di Bersani ed i venti di Beppe Grillo. Si poteva evitare di arrivare a fine 2013 con una pressione fiscale mostruosa? Sì, si poteva, e forse si potrebbe ancora, se ci si sbrigasse a fare il governo; oppure se si tornasse alle urne per ricavarne una maggioranza certa. In questa situazione di debolezza, invece, la tassa è sempre in agguato: i tecnici montiani volevano finanziare la restituzione dei debiti alle imprese con il raddoppio anticipato delle addizionali regionali. Ecco perché il tempo è davvero denaro. E prima si finisce con queste manfrine, saggi compresi, meglio possiamo difendere i nostri portafogli. O ciò che vi resta.
Insieme al tempo si perdono i soldi
di...